Secondo alcuni gestori di T. Rowe Price, il disallineamento tra offerta e domanda continuerà. « La madre di tutte le lotte per le risorse avrà luogo nel 2022»
Il fatto che l’inflazione sia oggi il tema dominante sui mercati non è certo un mistero. Tentare di capire le dinamiche future del fenomeno più importante di questi tempi è cruciale per qualsiasi investitore. In questo contesto non è insensato partire da un’analisi delle origini peculiari dell’attuale fiammata inflattiva.
Al riguardo in aiuto arriva Rick de los Reyes, portfolio manager per le macro e absolute return strategies di T. Rowe Price. «Il quantitative easing era in atto da tempo in tutto il mondo e non stava creando inflazione. Ora però abbiamo scoperto che compensare le persone che non lavorano provoca una maggiore domanda e, se l’offerta è bassa, ciò crea inflazione».
In pratica per riuscire a vedere una seria pressione sul costo della vita ci è voluta una combinazione davvero eccezionale e, si spera, irripetibile. In qualche maniera ciò fa ben sperare su un graduale rientro verso la normalità dell’ultimo decennio. È interessante sottolineare, però, che un simile shock probabilmente richiederà anni per essere riassorbito. Ad esempio così la pensa Dave Eiswert, portfolio manager nella divisione Us equity di T. Rowe Price: «Queste distorsioni si attenueranno nei prossimi anni. Le carenze di offerta saranno risolte, le pressioni inflazionistiche raggiungeranno il picco e cominceranno a scendere».
Eiswert si concentra inoltre su un altro aspetto fondamentale del passaggio epocale in atto, cioè l’avvio di un processo di normalizzazione dei tassi reali. Infatti le politiche monetarie poco generose delle banche centrali finiranno probabilmente per dispiegarsi in pieno proprio quando l’inflazione comincerà a calare. Per il gestore di T. Rowe Price infatti, «i tassi d’interesse saliranno quando l’inflazione scenderà. Questo è un colpo di scena chiave in questo ciclo. L’inflazione pandemica che svanisce può portare a una normalizzazione dei tassi di interesse, anche se a livelli bassi».
La transizione con ogni probabilità non sarà indolore, con il 2022 che potrebbe costituire il banco di prova più impegnativo. Nei prossimi mesi rischiamo, infatti, di assistere a un intensificarsi degli squilibri fra domanda e offerta. Cosi la pensa Chris Faulkner-MacDonagh, portfolio manager nella multi‑asset division di T.Rowe Price:«Vi è ancora un enorme disallineamento dell’offerta. Il divario tra le scorte dei consumatori a valle e quelle dei produttori a monte porterà la grande distribuzione ad acquistare grandi scorte. La madre di tutte le lotte per le risorse avrà luogo nel 2022».
La strada da percorrere per tornare alla placida normalità del recente passato è dunque ancora piuttosto lunga.

