Tassi Usa: lo scorso maggio Kevin Warsh, neo governatore della Fed, dichiarò che l’AI costituirà una significativa forza disinflazionistica. Julian Marx, Research Analyst di Flossbach von Storch

In questo modo, Warsh ha alimentato una narrazione secondo cui un abbassamento dei tassi d’interesse sarebbe ipotizzabile. Eppure è chiaro che eventuali tagli potrebbero farsi aspettare, perché l’attuale contesto di politica monetaria offre al nuovo presidente della Fed ben pochi motivi per affrettare una riduzione dei tassi.

Tuttavia, con l’inflazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti salita da poco meno del 3% alla fine del 2025 al 4,2% a maggio, è persino ipotizzabile che l’ago della bilancia possa tornare a pendere verso un aumento dei tassi di interesse. Per il momento, tuttavia, la Fed mantiene un profilo basso e lascia i tassi di interesse di riferimento all’interno dell’intervallo compreso tra il 3,5 e il 3,75%.

Le ostilità in Iran e in Medio Oriente negli Stati Uniti si sono fatte sentire con un aumento del prezzo medio nazionale della benzina, che tra aprile e maggio si è stabilizzato a oltre quattro dollari per gallone, dopo essere rimasto al di sotto dei tre dollari all’inizio dell’anno. Complessivamente, a maggio i prezzi dell’energia negli Stati Uniti sono balzati del 23,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ciò rappresenta un notevole onere aggiuntivo in un paese dalle grandi distanze, che tuttavia potrebbe anche attenuarsi rapidamente: nelle ultime quattro settimane infatti, il prezzo di un barile di greggio West Texas Intermediate è sceso da circa 100 dollari a meno di 80. La sostenibilità di questo calo del prezzo del petrolio dipenderà in modo cruciale dal fatto che l’accordo pianificato tra gli Stati Uniti e l’Iran possa effettivamente garantire una ripresa duratura della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

L’importanza del Medio Oriente

La riserva strategica di petrolio (SPR) degli USA è diminuita di circa 75 milioni di barili di petrolio, scendendo a 340 milioni di barili dall’inizio delle ostilità con l’Iran, come annunciato dal dipartimento dell’energia degli Stati Uniti all’inizio di questa settimana; le riserve non erano così basse dal 1983.

Di conseguenza, il prossimo percorso di politica monetaria rimane per il momento strettamente legato agli sviluppi in Medio Oriente. Inoltre, le tendenze dei prezzi degli ultimi mesi rivestono una particolare rilevanza per la politica monetaria perché rappresentano l’ennesimo shock dei prezzi dopo molti anni di tassi di inflazione elevati.

Gli effetti dei dazi mantengono l’inflazione statunitense sopra il target del 2% da ben 62 mesi. Secondo la Fed, il superamento dell’obiettivo persisterà ancora: per l’ultimo trimestre del 2026 si attendono infatti un’inflazione generale al 3,6% e una componente core al 3,3%. Il rischio è che i cittadini statunitensi siano sempre più indotti a ritenere che l’inflazione sia strutturalmente più elevata.

Segnali di distensione sul mercato del lavoro

Almeno per il momento, Warsh & Co. siano inclini a orientare maggiormente la politica monetaria verso l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Questo perché, per quanto riguarda il secondo obiettivo della banca centrale, la piena occupazione, sono recentemente emersi segnali di distensione.

Non solo l’economia statunitense continua a registrare buone performance, con i banchieri centrali che si attendono una solida crescita reale del 2,2% per l’ultimo trimestre del 2026, ma, secondo l’ufficio di statistica del lavoro statunitense, l’occupazione è aumentata complessivamente di 565.000 unità tra marzo e maggio. Ciò è notevole se si considera che per l’intero anno solare 2025, la crescita dell’occupazione è stata di poco superiore alle 100.000 unità.