Intervista a David Ross, gestore azionario internazionale, La Financière de l’Echiquier

 

Nasdaq, un gigante dai piedi di argilla

Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, credete che i titoli tecnologici Usa abbiano scontato l’effetto negativo derivante dalla nuova politica monetaria della Fed? 
David Ross

I titoli tecnologici sono stati in balia di un mercato ribassista per la maggior parte dell’anno, con perdite attribuite in gran parte alla combinazione di inflazione e aumento dei tassi di interesse.

Tuttavia, a mio avviso, ciò che sta accadendo quest’anno è dovuto principalmente allo scoppio di una bolla che ha interessato tutti i tipi di asset class, compresi obbligazioni, real estate e criptovalute.

Il calo dei titoli tecnologici è stato solo una parte molto visibile dello scoppio di questa bolla. Anche se abbiamo assistito a un calo dei multipli di valutazione dei titoli azionari, la realtà di un aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse suggerisce che le azioni si trovano ancora al di sopra del fair value. E hanno spazio per scendere ulteriormente, compreso il segmento tecnologico con valutazioni elevate e profitti e poco remunerativo.

Al di là della questione delle valutazioni, i mercati stanno iniziando a prezzare un rallentamento economico o addirittura una recessione. Il che significa che le stime sugli utili dovranno scendere, esercitando una maggiore pressione sui mercati azionari.

Molte società tecnologiche hanno approfittato dei tassi bassi per aumentare i livelli di indebitamento. Credete che tali livelli siano sostenibili nel medio termine o rappresentino un fattore di rischio importante per l’asset class?

Negli ultimi anni molte aziende tecnologiche hanno aumentato i loro livelli di indebitamento. Ma sotto la superficie, molte aziende tecnologiche private e a piccola capitalizzazione sono ancora nella fase di “cash-burn”, ossia di flussi di cassa negativi. Dovranno, quindi, rivolgersi ai mercati dei capitali per raccogliere più liquidità e finanziare la crescita. Tuttavia, i mercati dei capitali stanno chiudendo la porte.

Le IPO, le offerte di azioni e le emissioni di titoli convertibili sono in calo. I fondi di venture capital dovranno iniziare a essere più selettivi, tagliando fuori alcune aziende per fornire ulteriore liquidità a società in portafoglio più promettenti. Questo darà l’avvio a un ciclo di fallimenti aziendali che si propagherà progressivamente, rallentando le prospettive di crescita anche per le aziende tecnologiche più grandi.

A preoccupare non sono dunque solo i livelli di indebitamento, ma anche la mancanza di finanziamenti in tutto il sistema, che rappresenta un importante fattore di rischio.