Intervista a Andrew Harvie, client portfolio manager, azionario globale di Columbia Threadneedle Investments

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Dopo le perdite accumulate negli ultimi mesi, ritiene che i titoli tecnologici statunitensi abbiano scontato l’effetto negativo della nuova politica monetaria della Fed?

 

Andrew Harvie

Come settore, abbiamo la tendenza a classificare le cose in categorie presumibilmente in competizione tra loro. Value contro growth, ciclico contro difensivo, e così via.

E pertanto manteniamo determinate aspettative per ciascuna di queste categorie. Nei fatti la realtà è solitamente molto più complessa.

Quest’anno, tuttavia, la risposta del mercato è stata molto netta. Le società tecnologiche, insieme ai segmenti tecnologici dei servizi di comunicazione e dei beni di consumo discrezionali, hanno ceduto in modo significativo. Di fronte allo spettro dell’aumento dei tassi d’interesse, il mercato considera al momento come meno interessante il potenziale di crescita futura offerto da queste società.

Purtroppo quella del mercato è stata una reazione piuttosto indiscriminata. Prendiamo ad esempio Microsoft. Con il suo flusso di cassa costante, Microsoft è di fatto un’azienda simile a un utility, eppure è scesa di circa il 24% nell’ultimo anno rispetto al -18% dell’indice MSCI ACWI, con una performance solo marginalmente migliore rispetto al settore tecnologico nel suo complesso.

Smetteremo davvero di usare Office, di comunicare tramite Teams o di mettere i nostri dati sul cloud a causa di ciò che farà la Fed con i tassi di interesse? A 24 volte gli utili, il titolo presenta un multiplo di valutazione simile a quello di molte società attive nel settore dei beni di largo consumo, ma offre molto di più in termini di crescita.

Il sell-off ha fatto sì che oggi sul mercato ci siano alcune aziende eccellenti che trattano a forte sconto. Anche se alcune di esse potrebbero dover affrontare qualche trimestre duro, è difficile negare il loro potenziale di rialzo nel medio-lungo termine.

Alphabet, così come altre società, tratta con un premio ridotto rispetto al mercato. Anche se è improbabile che la crescita a tutti i costi, che è stata premiata negli ultimi anni, possa proseguire, ci sono molte società tecnologiche che sono redditizie, hanno una buona visibilità degli utili e dovrebbero essere in grado di performare bene in un contesto di tassi in aumento.

Molte società tecnologiche hanno approfittato dei bassi tassi per aumentare i livelli di indebitamento. Ritiene che questi livelli siano sostenibili nel medio termine o che rappresentino un ulteriore fattore di rischio per l’asset class?

Un certo indebitamento non è necessariamente un male, ma la capacità di un’azienda di far fronte ai suoi debiti resta essenziale. Questo vale per qualsiasi settore e diventerà sempre più cruciale con l’aumento dei tassi di interesse.

Il nostro approccio tende a concentrarsi su società con bilanci molto solidi, in grado di generare cassa e, in molti casi, con modelli di business che si basano su abbonamenti.

Questa caratteristica ha permesso a queste società di resistere bene durante le prime fasi della pandemia, quando le economie si sono fermate. E dovrebbe garantire loro anche un buon posizionamento per il futuro. Senza dubbio ci saranno dei perdenti. Il nostro obiettivo è trovare i vincitori e capire cosa li avvantaggia.