Tecnologia: resta ancora da stabilire quali aziende trarranno profitti duraturi dall’innovazione tecnologica e quali ne subiranno la pressione competitiva. Dirk Seel, Fund Manager presso Flossbach von Storch SE

Il Global Industry Classification Standard (GICS) del fornitore di indici MSCI suddivide le aziende tecnologiche in 11 settori, nella pratica, però, i confini sono molto meno netti.
Il rivenditore online Amazon, ad esempio, viene classificato nel settore dei “beni di consumo ciclici”, pur essendo uno dei principali operatori globali di servizi cloud. Anche Alphabet, la holding che controlla Google, e Meta, ben più che semplici social network, rientra nella categoria dei “servizi di comunicazione”.
Proprio perché la tecnologia permea numerosi settori, preferiamo analizzare gli sviluppi attuali attraverso l’intera catena del valore digitale. Ne fanno parte i software per i consumatori, per le imprese e quelli legati alle informazioni finanziarie, e infine anche l’hardware installato all’interno e attorno ai data center.
La catena del valore digitale in tecnologia attraversa quindi numerosi settori, ciascuno con vantaggi e svantaggi specifici legati al progresso dell’IA. Le narrazioni di mercato possono generare movimenti di prezzo, ma non sempre sono giustificate. In particolare, nel settore dei software aziendali, riteniamo che molte aspettative di sviluppi rivoluzionari siano esagerate: i cambiamenti in questo ambito sono generalmente lenti, come dimostra la lunga migrazione dei dati verso il cloud in atto ormai da anni, e l’IA può rappresentare anche un’opportunità per i leader di mercato.
Per questo ci concentriamo su un’analisi approfondita delle singole aziende e su investimenti in tecnologia equilibrati e diversificati lungo l’intera catena del valore. Solo così infatti potremo cogliere le opportunità di queste trasformazioni straordinarie, limitando al contempo i rischi eccessivi.
Software per i consumatori: può davvero esisterne uno solo?
L’egemonia dei grandi operatori digitali, storicamente consolidata dall’effetto rete nei settori dello streaming, dei social e dei servizi quotidiani, affronta oggi l’incognita rappresentata dall’IA generativa. La vulnerabilità delle aziende leader dipenderà dalla capacità dei nuovi agenti di risolvere compiti specifici, come il reperimento di informazioni rare. In questo scenario di potenziale discontinuità, risulta prematuro stabilire gerarchie definitive tra vincitori e perdenti.
Software per le imprese: le aziende avranno bisogno di più o di meno software?
L’IA sta rivoluzionando il settore dei software aziendali, storicamente stabile per via degli alti costi di cambio fornitore, mettendo in discussione i vecchi equilibri e il potere di determinazione dei prezzi. A nostro avviso, il passaggio da abbonamenti fissi a modelli basati sull’uso presenta non poche difficoltà. Infine, si ipotizza che il business dei fornitori di software possa essere messo in discussione qualora molte attività venissero svolte da un’IA anziché da persone fisiche, uno scenario che ci sembra ancora prematuro per la maggior parte dei settori, dato che le grandi aziende del settore stanno reagendo limitando l’accesso ai dati proprietari, frenando così la concorrenza delle startup.
Software per l’informazione finanziaria: la nuova tecnologia renderà superflui i fornitori di dati?
Circuiti di pagamento, borse e società di “data & analytics” come S&P Global sfruttano l’effetto rete e la capacità di monetizzare i dati. I circuiti di pagamento elaborano miliardi di transazioni al giorno, generando informazioni estremamente dettagliate, che vengono poi utilizzate, ad esempio, per strumenti di analisi dei rischi e prevenzione delle frodi. Anche le borse vendono non solo dati di mercato, ma anche strumenti di analisi e controllo del rischio. L’IA metterà in difficoltà questo business? Il mercato se lo chiede almeno da metà settembre, quando i risultati trimestrali del fornitore di dati finanziari statunitense FactSet hanno innescato un’ondata di vendite nel settore. Il management aveva annunciato maggiori investimenti e una conseguente riduzione dei margini per l’anno successivo, senza però prospettare un aumento dei ricavi. A nostro avviso, questo può valere per aziende che dispongono di una base dati proprietaria relativamente limitata, ma non per l’intero settore. Ecco perché analizziamo ogni singola realtà ponendoci domande chiave: i dati sono difficili da replicare? Sono integrati nei flussi di lavoro? Vengono arricchiti dagli input dei clienti? Sono protetti dalla regolamentazione? Rappresentano per i clienti una garanzia di credibilità e legittimità? Se le risposte sono positive, vediamo spesso un potenziale significativo.
Hardware: chi avrà la meglio?
Il quarto e ultimo anello della catena del valore digitale, ovvero l’hardware, si divide a sua volta in tre aree: i chip installati nei data center, i data center stessi e tutto ciò che ne consente il funzionamento. Negli ultimi anni, la domanda legata all’IA ha dato a tutti questi segmenti un forte impulso strutturale, ma non mancano i rischi. Nel settore dei chip fino a metà settembre gli azionisti di Intel hanno assistito a una drastica perdita di quote di mercato, a dimostrazione del fatto che nel settore dei semiconduttori la crescita generale non garantisce il successo di ogni singolo operatore. Da notare però che le realtà rilevanti da monitorare in questo ambito sono limitate. Tra i progettisti di chip spiccano sostanzialmente solo Nvidia, Broadcom e AMD; nel software di progettazione Cadence e Synopsys, tra i produttori di chip TSMC e Samsung; mentre tra i fornitori di apparecchiature sono solo cinque le aziende da tenere sott’occhio: ASML, Applied Materials, LAM Research, KLA e Tokyo Electron.

