A colloquio con Gabriele Foà, portfolio manager Strategie di Credito Globale di Algebris Investments

Viste le tensioni provocate dall’incertezza politica in Francia e dal conseguente de-rating operato da Fitch sui titoli di stato di Parigi, quali sono le vostre preferenze sui government bond area euro in termini di scadenze, duration e affidabilità creditizia?

Al momento pensiamo che il panorama dei bond governativi europei offra possibilità interessanti da poter cogliere. Sui titoli di stato francesi manteniamo un approccio cauto, dal momento che la credibilità fiscale non è garantita e la traiettoria del debito resta preoccupante.
Diversa la situazione dei Paesi Bassi, ultimo emittente AAA nello spazio EGB, e di Portogallo e Spagna, che si trovano su un percorso molto solido e stabile. Anche l’Italia è entrata in una nuova fase di consolidamento fiscale, apprezzata dal mercato.
Per quanto riguarda la Germania, siamo più prudenti e tattici, poiché un’eventuale spesa aggiuntiva potrebbe incrementare l’emissione e generare pressioni sulle scadenze lunghe. Inoltre, riteniamo che la riforma delle pensioni nei Paesi Bassi rappresenti un tema importante per gli investitori: il settore 20-30 anni subirà infatti una pressione meccanica derivante dalla transizione. Ciononostante, riteniamo che una certa esposizione alla convexity debba sempre essere presente in portafoglio.
L’inflazione ha abbassato la guardia ma, a detta di molti, non è stata del tutto sconfitta. In questa fase di mercato quanta importanza date all’interno dei portafogli ai titoli di stato inflation linked dell’Eurozona?
Per quanto riguarda i prodotti inflation-linked, i tassi reali sono attualmente più bassi in Europa rispetto agli Stati Uniti e per questo motivo riteniamo che i titoli indicizzati all’inflazione offrano prospettive più interessanti negli Stati Uniti, dove il contesto di tassi reali elevati rende la protezione dall’inflazione più preziosa e strategica rispetto all’Europa.

