I titoli di stato Usa a breve termine presentano una minore esposizione ai rischi geopolitici. A colloquio con George Catrambone, Head of Fixed Income, Americas at DWS

Il rendimento a scadenza offerto dai titoli di stato Usa a lungo termine si è riportato al di sopra del 4% netto. Ritenete che questo livello rappresenti una buona opportunità di investimento?
Questa rivalutazione è stata determinata dall’aumento dell’incertezza geopolitica, dal rialzo dei prezzi del petrolio e dalle aspettative di mercato secondo cui i tassi di interesse resteranno invariati per un periodo prolungato. Da un punto di vista storico, questi livelli di rendimento tornano a offrire un reddito significativo, ripristinando il ruolo dei titoli di Stato come asset class investibile.
L’attuale narrativa di mercato si concentra in larga parte sui rischi inflazionistici legati all’aumento dei prezzi dell’energia, prestando minore attenzione alle più ampie conseguenze macroeconomiche di tali shock. I prezzi più elevati del petrolio agiscono come una tassa su famiglie e imprese, incidendo negativamente sui consumi, sui redditi reali e sulla fiducia. Questo avviene in un contesto in cui i risparmi in eccesso si sono ormai esauriti, la crescita salariale ha rallentato rispetto agli anni precedenti e i dati sul mercato del lavoro mostrano segnali di raffreddamento. Nel frattempo, la politica monetaria resta restrittiva in termini storici.
In questo contesto, le opportunità sui Treasury non sono uniformemente distribuite lungo la curva dei rendimenti. Le scadenze brevi offrono rendimenti e carry interessanti, risultando al tempo stesso meno esposte all’incertezza legata alle aspettative di inflazione di lungo periodo, alle dinamiche fiscali e ai premi per il rischio geopolitico. Sono inoltre più direttamente ancorate al tasso di policy, già restrittivo, e risultano quindi meno vulnerabili in caso di ulteriore indebolimento del momentum economico.
I Treasury a lunga scadenza presentano un quadro più sfumato. Sebbene rendimenti superiori al 4% risultino più interessanti rispetto alla maggior parte dell’ultimo decennio, la parte lunga della curva è più sensibile alla volatilità derivante dalla geopolitica, dall’elevata emissione e dai cambiamenti nei rischi inflazionistici di lungo periodo. Di conseguenza, le obbligazioni a lunga scadenza risultano più adatte a stabilizzare i portafogli che a rappresentare una chiara opportunità tattica nell’attuale contesto.
I Tips Usa offrono rendimenti reali appetibili in questa fase di mercato. Credete che, alla luce delle pressioni inflazionistiche, i Tips siano da preferire -a parità di scadenze- ai Treasury a tasso fisso?
I titoli indicizzati all’inflazione sono diventati più rilevanti, poiché l’aumento dei prezzi dell’energia e le tensioni geopolitiche hanno reso le prospettive inflazionistiche più incerte. In questo contesto, i TIPS statunitensi offrono un vantaggio importante: consentono agli investitori di bloccare rendimenti reali positivi, garantendo al contempo una protezione nel caso in cui l’inflazione si rivelasse superiore alle attese.
Questo elemento di attrattività è comprensibile, soprattutto alla luce delle preoccupazioni secondo cui un prolungato shock all’offerta energetica potrebbe mantenere elevata l’inflazione headline. Tuttavia, è importante considerare i fattori alla base dell’inflazione stessa. Gli shock legati all’energia derivano generalmente da problemi di offerta e tendono a incidere sull’attività economica nel tempo, piuttosto che generare una spirale inflazionistica autoalimentata. L’aumento dei costi di carburanti ed energia riduce il potere d’acquisto delle famiglie e può avere un impatto negativo su crescita, fiducia e domanda.
Con il progressivo aumento dei rischi per la crescita, i Treasury a tasso fisso — in particolare quelli a breve scadenza — possono beneficiare maggiormente di un contesto caratterizzato da un indebolimento del momentum economico e da condizioni finanziarie più restrittive. In tali scenari, i rendimenti nominali possono diminuire anche in presenza di inflazione volatile nel breve termine. Al contrario, i titoli indicizzati all’inflazione proteggono principalmente da scenari di inflazione più elevata, ma offrono minori potenzialità in fasi in cui a dominare sono le preoccupazioni per la crescita.
Nel complesso, i TIPS sono strumenti ben adatti come copertura mirata contro sorprese inflazionistiche, in particolare quelle legate ai prezzi dell’energia. Allo stesso tempo, i Treasury nominali restano un importante elemento di stabilizzazione nel caso in cui i rischi al ribasso per la crescita dovessero intensificarsi. Questo suggerisce che i titoli indicizzati all’inflazione funzionano meglio in combinazione con i titoli di Stato nominali, piuttosto che in sostituzione di essi.

