Treasury: quando scenderanno i rendimenti? Rendimenti più bassi non sono solo possibili, ma anche coerenti con i fondamentali. Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel

 

Una delle narrazioni più diffuse sostiene che il Treasury decennale Usa non possa scendere sotto la soglia del 4%. L’analisi comparata dei cicli e dei fondamentali mostra, invece, che un intervallo tra il 3% e il 3,5% è perfettamente compatibile con un contesto di crescita moderata e inflazione in rientro.

Il parallelismo con gli anni ’90 è spesso citato come motivo per attendersi rendimenti più elevati, ma la logica dietro al ciclo attuale è profondamente diversa. Senza contare che non sono i confronti storici a determinare i rendimenti, ma le aspettative su crescita e inflazione, entrambe orientate a livelli più contenuti. Questo lascia spazio a una curva dei rendimenti relativamente piatta e a un contesto favorevole per il reddito fisso, anche senza un allentamento monetario aggressivo.

Il quadro che emerge è meno ambiguo di quanto sembri: una crescita che resta resiliente, un mercato del lavoro in via di normalizzazione senza segnali di stress sistemico, un’inflazione in graduale convergenza verso il target, consumi sostenuti dal reddito e politica monetaria con margini di allentamento. Lungi dal complicare le decisioni, questi elementi delineano un percorso chiaro per gli operatori obbligazionari e per gli investitori globali. Date queste premesse, riteniamo che il 2026 rappresenti un’occasione per consolidare esposizioni nel reddito fisso, in un quadro in cui volatilità, rendimenti e fondamentali macro appaiono più allineati rispetto agli ultimi anni.

Inflazione in rientro e implicazioni per la politica monetaria

La convinzione che l’inflazione di fondo possa stabilizzarsi intorno al 3% è tra le narrazioni più persistenti del 2025–2026, ma l’evidenza empirica suggerisce un percorso diverso. La moderazione dei prezzi dei servizi abitativi e non, insieme a una crescita salariale allineata alla produttività, indica che la convergenza verso il 2% rimane un obiettivo plausibile. Questa dinamica rafforza la possibilità per la Federal Reserve di adottare un orientamento meno restrittivo nel corso del 2026. Il rischio principale si sta spostando dall’inflazione verso il mercato del lavoro: un punto fondamentale che offre alla Fed spazio di manovra. Stimiamo che il tasso di riferimento possa avvicinarsi progressivamente al 3%, un livello più coerente con un regime monetario neutrale.