A colloquio con Leonardo Scarponi, Portfolio Manager Fixed Income di Plenisfer Investments SGR

 

Il rendimento a scadenza offerto dai titoli di stato Usa a lungo termine si è riportato al di sopra del 4% netto. Ritenete che questo livello rappresenti una buona opportunità di investimento?

 

Leonardo Scarponi

I livelli attuali del decennale intorno al 4,40% e delle scadenze a 30 anni vicine al 5%, sono storicamente quelli che richiamano flussi che ci aspettiamo in parte si riattivino anche in questa fase. Tuttavia, non riteniamo che tali titoli rappresentino un’opportunità di investimento strutturale: la traiettoria fiscale americana, lo squilibrio tra domanda e offerta sul mercato Treasury e le pressioni inflazionistiche – non solo di matrice energetica -, giustificano un term premium ancora più ampio di quello prezzato oggi.

Preferiamo posizionarci sulla parte breve-intermedia della curva, più reattiva in caso di shock di crescita e meno esposta ad un ulteriore riprezzamento del premio a termine sul lungo.

I Tips Usa offrono rendimenti reali appetibili in questa fase di mercato. Credete che, alla luce delle pressioni inflazionistiche, i Tips siano da preferire -a parità di scadenze- ai Treasury a tasso fisso?

Sì, a parità di scadenza preferiamo i TIPS sulla parte della curva con scadenze superiori ai dieci anni. I rendimenti reali offerti, circa 1,95% sul decennale e al 2,75% sulle scadenze a 30 anni, sono i più elevati dell’ultimo ciclo e rappresentano un punto di ingresso interessante in termini assoluti. È vero che i breakeven inflation si sono riportati sui massimi di periodo. Ma il rischio sulle aspettative di inflazione resta a nostro avviso al rialzo: shock energetici, frammentazione geopolitica e dominanza fiscale tendono a sorprendere oltre quanto il mercato incorpora.

I TIPS ci interessano, quindi, come investimento per sé. E, contestualmente, come hedge convesso che si combina bene con gli altri comparti del portafoglio, soprattutto in uno scenario di inflazione persistente e potenzialmente stagflattivo.

In entrambi i casi il rischio di cambio va considerato e gestito in modo indipendente.