Guardiamo con interesse alle banche italiane. Prudenza e selettività su energy e lusso. A colloquio con Immacolata Paone, gestore azionario Europa di BCC Risparmio & Previdenza (Sgr del Gruppo BCC Iccrea)

Sull’azionario dell’area euro è sempre aperta la discussione sulla forte sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Il P/e è nettamente inferiore rispetto a quello dell’S&P 500. Per trovare un divario simile a quello attuale dobbiamo risalire al 2011, all’apice della crisi dell’eurozona. Qual è la vostra valutazione?
I mercati azionari globali hanno continuato a salire quest’anno, mentre la composizione di questi guadagni è diventata oggetto di riflessioni, poiché i titoli ad alta crescita e a grande capitalizzazione hanno generalmente superato il resto del mercato. Mentre la solida performance dei “magnifici 7” statunitensi ha conquistato i titoli dei giornali, si è prestato molto meno attenzione a quelle megacap europee che hanno caratteristiche simili a quelle dei Magnifici 7, ma hanno valutazioni molto più scontate.
Perché parliamo di questo argomento? Perché il mercato azionario degli ultimi anni è stato caratterizzato per gran parte dalla narrativa inerente all’alta crescita, e il mercato europeo ha una quota molto più piccola di titoli growth rispetto agli altri Stati Uniti.
A questa dinamica più recente, per spiegare la compressine delle valutazioni del mercato europeo non possiamo non ricordare gli storici fattori strutturali dietro questa differenza, l’alta ciclicità del mercato europeo storicamente basato su attività produttive ad alto uso di capitale, i costi di produzione più alti per i costi energetici altrettanto alti, i costi del lavoro e i sistemi di welfare.
Mentre pensiamo che una maggiore visibilità su quella parte dei titoli degli indici europei con dinamiche di crescita brillanti e valutazioni eque possa aiutare a ridurre l’estremo spread valutativo Usa-Eu, non riteniamo realistico pensare che senza una risoluzione dei fattori strutturali esso possa sparire.

L’Eurozona presenta un quadro eterogeneo a livello macro. Quali Borse dell’area ritenete siano le più interessanti in questa fase?
Riteniamo che la strategia più efficace per navigare nella eterogeneità del quadro macro europeo sia la ricerca non tanto dei temi geografici ma di quelli settoriali perché permette maggiore flessibilità nell’individuare le tendenze trasversali più promettenti.
Guardiamo con favore alle banche italiane da cui ci aspettiamo indicazioni positive sulla distribuzione del capitale e rassicurazioni sugli utili del 2024. Ma soprattutto sulla ripresa dei proventi da commissioni e una minore dipendenza da NII.
Manteniamo una posizione prudente sul settore energetico, siamo selettivi nei confronti delle società del lusso preferendo quelle con una forza esclusiva sia di marchio che di potere sui prezzi.
In generale preferiamo le società che offrono una buona generazione di cassa (in linea con tassi di interesse “alti più a lungo”). I titoli tecnologici sembrano ancora interessanti, insieme ad alcune utility e ad alcune società che possono contare su un significativo portafoglio ordini.

