Cm-Centumbrie è il progetto di una famiglia che ha deciso di investire nel territorio natio. La C e la M sono le iniziali dei suoi due fondatori, Marilena Menicucci e Michele Cinaglia, mentre Centumbrie è «il racconto di una visione». Fondi&Sicav ne ha parlato con Sergio Rutili, direttore generale, cui ha chiesto di raccontare la storia di un’azienda giovane, ma dalle «radici profonde».

Come nasce Centumbrie?

«È un progetto che nasce dal territorio e, in quanto tale, non può che riconoscere e valorizzare le caratteristiche intrinseche che lo identificano e che sono un tratto distintivo della nostra regione: l’Umbria. Centumbrie è un polo agroindustriale di 9.000 metri quadrati, con 204 ettari di prodotti seminati, oliveti, pascoli, castagneti e boschi, 12.000 metri quadrati di orto biologico, sei casali ristrutturati e con un impianto fotovoltaico che produce 400 mila chilowattora. Siamo un’impresa giovane con un amore per il territorio dalle radici profonde e che vogliamo portare alla luce, proteggendola.

La società è stata fondata da Marilena Menicucci e Michele Cinaglia, una coppia di professionisti di successo che, negli anni, non hanno mai perso il legame con la propria terra.

Michele Cinaglia, per 40 anni alla guida di Engineering – Ingegneria informatica, durante i quali la società è diventata una multinazionale con un fatturato di 1,5 miliardi e 14 mila dipendenti, ha deciso nel 2018 di fare un’operazione di restituzione in quell’area dell’Umbria che gli aveva dato i natali e lo aveva visto crescere in un paese sperduto sulle colline del Lago Trasimeno da una famiglia di contadini. In questo percorso, lo ha accompagnato Marilena Menicucci, giornalista e autrice, nonché sua moglie, che ha lavorato negli anni per testate nazionali, scritto poesie, saggi e testi dedicati all’universo femminile e alla memoria. Insieme, hanno costituito un perfetto amalgama tra la visionarietà imprenditoriale di Michele e la capacità di Marilena di dare un’anima a un’idea che ha preso corpo con la nascita di Centumbrie».

Il vostro progetto è nato pochi anni fa…

«È un progetto che ha formalmente iniziato a essere operativo poco prima della pandemia, che ne ha ovviamente rallentato l’attività. Centrumbrie è una realtà molto giovane, è vero, ma è strutturata in modo da sembrare un’azienda con una storia molto più lunga, probabilmente per l’età anagrafica del fondatore che lo ha portato a volere realizzare la sua visione in un lasso di tempo contenuto: proteggere il patrimonio culturale nel rispetto di una civiltà contadina che ha dato un valido contributo al territorio umbro affinché continuasse a vivere e a evolversi. 

Attraverso questa iniziativa è stato possibile fare leva sugli elementi cardine che identificano una regione e ne raccontano il passato nel presente: dalla coltivazione e lavorazione dei prodotti agricoli, allo sviluppo del turismo e dell’enogastronomia rimanendo sempre ancorato alle tradizioni della regione. Certo, l’operazione è stata complessa, soprattutto perché, se si punta sulla qualità, è necessario lavorare con metodo, con cura del dettaglio e individuare le figure professionali più idonee a ricoprire determinati ruoli.  A oggi abbiamo realizzato circa l’80% di ciò che avevamo pianificato, un traguardo significativo, se si pensa che è stato raggiunto in 26 mesi».

Quanto è stato importante il capitale umano?

«Indispensabile, perché Centumbrie è nata con lo stesso approccio che Michele e Marilena hanno adottato nei confronti di Engineering, diventata un’eccellenza perché aveva a disposizione un capitale umano di valore e che era riconosciuto in quanto tale.

Lavoro in azienda da quando l’idea della sua creazione era ancora in nuce, in maniera ufficiosa, per poi entrare a farne parte in modo attivo.

Qui ho incontrato interlocutori che, innanzitutto, mi hanno arricchito umanamente, oltre che professionalmente. Opero all’interno di un gruppo di lavoro ben strutturato che gestisce cinque diverse attività, l’agricoltura, le produzioni, il cibo, il turismo e il settore esperienziale, e che ha raggiunto la stabilità grazie anche all’amministratore delegato, Armando Iorio, che a suo tempo era stato a fianco di Cinaglia durante l’esperienza in Engineering. Oggi descriverei Centumbrie come una famiglia estremamente affiatata».

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