Avevamo già individuato le 3 “guerre” del 2025: guerra reale, quella commerciali e infine guerra fiscale Usa. Elliot Hentov, Head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors
La prima ha avuto l’impatto più rilevante sui mercati, quando gli Usa hanno chiarito la loro intenzione di ritirare il supporto in materia di sicurezza all’Ucraina e, per estensione, anche all’Europa.
Questo ha innescato una significativa espansione fiscale in Germania e in altri Paesi europei. La seconda è stata, ovviamente, l’aumento imminente dei dazi commerciali. E ora siamo arrivati alla terza: le tensioni strutturali legate alla gestione di deficit pubblici elevati.
Il problema è duplice: innanzitutto, gli Stati Uniti stanno attualmente registrando un deficit pari a circa il 3% del PIL, il livello più alto tra i Paesi industrializzati al di fuori di periodi di guerra o recessione. Questo squilibrio ha anche rappresentato una componente significativa della sovraperformance degli Usa negli ultimi anni. Inoltre, il mantenimento di questi elevati livelli di deficit avviene oggi in un contesto in cui l’offerta globale di asset rifugio è in aumento.
E il ritiro degli acquirenti non sensibili ai prezzi, come le banche centrali, implica che il livello di rendimento richiesto affinché i titoli obbligazionari a lungo termine trovino acquirenti dovrà essere più elevato.»

