Usa-Iran: le notizie di un potenziale accordo tra Stati Uniti e Iran segnano un cambiamento sostanziale nel quadro di rischio mediorientale. Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments

Lo Stretto rappresenta il principale canale di trasmissione del conflitto sui mercati finanziari internazionali, in virtù del ruolo centrale che svolge nel commercio globale di petrolio e gas naturale.

La risposta iniziale dei mercati al memorandum siglato da Usa e Iran è stata nel complesso costruttiva, riflettendo la riduzione del rischio sui prezzi energetici, un minor rischio di coda sul fronte inflazionistico e la prospettiva di una traiettoria di politica monetaria potenzialmente meno aggressiva rispetto agli scenari fino a poco fa considerati più probabili. Queste dinamiche risultano favorevoli tanto per il comparto azionario quanto per il credito, in particolare nella misura in cui gli investitori potranno tornare a concentrarsi su fondamentali di crescita ancora resilienti e su aspettative di utili aziendali che, nel complesso, si mantengono positive.

La tenuta di questa rivalutazione dipenderà però dall’attuazione concreta dell’accordo, e su questo fronte i motivi di cautela non mancano. L’intesa rimane incompleta nei suoi elementi essenziali, la riapertura operativa dello Stretto richiederà tempo e risorse, e il rischio di escalation non può dirsi eliminato. Il movimento di mercato registrato nelle ultime sedute va quindi letto come un rally di sollievo, da valutare con prudenza in attesa di evidenze più chiare e consolidate di una normalizzazione duratura dei flussi energetici e di una riduzione strutturale dei premi al rischio geopolitico.

L’accordo proposto è potenzialmente significativo proprio perché prende di mira il principale meccanismo di trasmissione macro del conflitto, ovvero la perturbazione dell’offerta energetica e le sue ricadute sui prezzi globali.

Se attuato in modo credibile e sostenuto nel tempo, potrebbe ridurre il rischio inflazionistico, diminuire la probabilità di ulteriori inasprimenti della politica monetaria e contribuire a costruire un contesto più favorevole per gli asset rischiosi.

Non si tratta, tuttavia, di un azzeramento completo della situazione precedente, e sarebbe un errore interpretarlo come tale. Il rischio sulla sicurezza energetica è stato rivalutato in profondità, la vulnerabilità strutturale delle catene di approvvigionamento globali è emersa con chiarezza e i premi al rischio geopolitico difficilmente si dissolveranno in tempi rapidi. Il posizionamento di portafoglio dovrebbe quindi operare una distinzione netta tra un sollievo di breve termine, già in parte incorporato nelle valutazioni correnti, e un miglioramento duraturo dei fondamentali, che richiede ancora la dimostrazione concreta che l’accordo possa resistere alla fase attuativa e ripristinare in modo affidabile e stabile i flussi energetici nella regione.