Usa-Iran: la crisi inizia a lasciare segni concreti sul regime macroeconomico, le prime pressioni inflattive a livello globale si stanno infatti consolidando. Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco

Le dinamiche sui mercati energetici passano da una situazione di crisi legata allo stallo nel flusso commerciale ad uno scenario in cui inizia un processo di erosione delle scorte per alcuni paesi; le tempistiche del traffico navale, logistica e ovviamente la durata del conflitto diventano ancora di più variabili chiave.
La sfida che si presenta alle banche centrali è complicata, la bilancia dei rischi da gestire diventa molto delicata, da una parte la possibile trasmissione della crescente inflazione sulle componenti più core e dall’altra l’impatto negativo sulla crescita e la domanda aggregata. Basti pensare che negli Usa sia la probabilità di inflazione che possa arrivare vicina al 4% che di un tasso di disoccupazione in aumento al 5% sono entrambe plausibili.
Banche centrali e tassi
Per le banche centrali di Zona Euro e Gran Bretagna le attese del mercato sono ancora più instabili, il messaggio di prontezza ad agire portato nell’ultima riunione è stato efficace nel mantenere la stabilità delle attese d’inflazione di lungo periodo che rimangono ben ancorate, ma hanno anche invertito al rialzo le aspettative del mercato sul cammino dei tassi.
La volatilità dei tassi d’interesse è il tema che potenzialmente può risultare più destabilizzante agli equilibri di mercato. Le ramificazioni su valutazioni dell’azionario e instabilità nelle correlazioni tra le varie asset class sono elementi che gli investitori devono seguire da vicino.
Sul fronte della crescita economica dobbiamo seguire i dati sul mercato del lavoro americano che verranno pubblicati in settimana, mentre la fiducia delle imprese misurata negli indici PMI anche questi pubblicati in settimana, sarà fondamentale per valutare la tenuta dell’accelerazione nell’attività economica che si stava delineando prima del conflitto in Iran.
A livello macroeconomico permane infatti uno scenario base favorevole ai mercati azionari, che tuttavia devono gestire una fase di aggiustamento nelle valutazioni poiché il rischio di recessione inizia ad essere un’eventualità non più a probabilità nulla. Sul fronte micro la crescita degli utili aziendali è ancora sostenuta da temi fondamentali solidi; le dinamiche di crescita nelle infrastrutture tecnologiche sono accompagnate da una ripresa di produttività più allargata sull’intero comparto industriale anche in Europa ed Asia.
Mercati obbligazionari
Sui mercati obbligazionari, dobbiamo approcciare la gestione dei nostri portafogli con una tendenza difensiva, favorendo temi di qualità, ma, soprattutto sulle curve dei mercati europei, si stanno consolidando livelli di valutazione interessanti; su investment grade, finanziari e high yield si sono create infatti opportunità da gestire in maniera dinamica e flessibile.

