Allianz Global Investors a cura di Hans-Jörg Naumer, Director, Global Capital Markets & Thematic Research

 

stati uniti

 

Con l’inizio della nuova settimana emerge un’ulteriore fonte di incertezza, proveniente dagli Stati Uniti. Jerome Powell, presidente della Federal Reserve (Fed), la banca centrale statunitense, è oggetto di indagine penale in relazione ad alcune dichiarazioni rilasciate riguardo ai lavori di ristrutturazione della sede dell’istituto. Powell respinge le accuse e ha messo in guardia contro un attacco politico volto a minare l’indipendenza della Fed in materia di politica monetaria.

Il senatore Thom Tillis ha annunciato che bloccherà la conferma delle nuove nomine alla Federal Reserve nella competente commissione bancaria del Senato fino a quando le questioni legali non saranno risolte. La successione e il futuro orientamento della politica della Fed potrebbero quindi rimanere poco chiari ancora a lungo. È quindi probabile che le preoccupazioni per l’inflazione tornino a rafforzarsi.

Ulteriore fonte di disagio per il mercato potrebbe essere la politica commerciale. La Corte Suprema degli Stati Uniti sta esaminando la questione della legittimità dei principali dazi imposti dall’amministrazione Trump e se la loro emanazione in ragione della presunta emergenza economica trovi legittimo fondamento nell’International Emergency Economic Powers Act.

Ulteriore fattore di rischio sono le proteste in Iran, dove la situazione è ancora decisamente poco chiara.

Il calendario dei dati economici si presenta denso. All’inizio della settimana la Cina pubblicherà due indicatori principali su crescita e consumi. La produzione industriale dovrebbe aumentare del 5,0% rispetto al precedente 4,8%, mentre nelle vendite al dettaglio si attende un leggero calo che dall’1,3% le porterà all’1,2%.

I dati in arrivo dalla Germania riguardano la crescita annuale del PIL per il 2025 (rispetto al precedente -0,5%) e l’Indicatore ZEW del Sentiment Economico (valore precedente 45,8).

Seguirà l’Eurozona, con la lettura finale dell’inflazione di dicembre. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo dovrebbe rimanere invariato al 2,0%. Nel corso della settimana si prevede anche la pubblicazione del dato preliminare della lettura della fiducia dei consumatori (valore precedente -13,1).

Negli Stati Uniti l’attenzione si concentrerà sull’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), l’indicatore dell’inflazione preferito dalla Federal Reserve. I valori headline e core più recenti si attestano entrambi al 2,8%. Saranno pubblicati anche i nuovi dati richieste iniziali di sussidi di disoccupazione.

Verso la fine della settimana sarà resa disponibile un’ampia serie di indicatori anticipatori, tra cui gli indici dei responsabili degli acquisti di Germania (valore precedente 51,3), Eurozona (51,5) e Stati Uniti, e l’indice di fiducia dei consumatori GfK del Regno Unito (-17). Negli Stati Uniti verrà pubblicata anche la lettura finale dell’indice del sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan (valore precedente 54). Infine, la Banca Centrale del Giappone annuncerà la decisione sui tassi di interesse (precedentemente alzati allo 0,75%).

A nostro parere, l’incertezza sia sul fronte dei fondamentali sia su quello politico resta elevata, ma ha già toccato il picco. Il contesto sembra favorevole agli asset rischiosi (azioni), nonostante ci si trovi in una fase avanzata del ciclo economico.