Usa: fino a questo momento i consumi sono stati trainati dal calo della quota di reddito destinata ai risparmi. Ma l’inflazione sta facendo calare i redditi reali. Tiffany Wilding, Economista di PIMCO

I dati sul reddito reale stanno inviando un segnale sempre più chiaro: il potere d’acquisto delle famiglie si sta contraendo, in un momento in cui il tasso di risparmio è già ai minimi storici.
Dall’inizio della pandemia, la crescita dei consumi negli Stati Uniti ha generalmente superato quella del reddito reale, poiché l’aumento della ricchezza ha coinciso con un tasso di risparmio medio più basso. Tuttavia, guardando al futuro, vediamo buoni motivi per cui i consumi potrebbero rallentare.
In primo luogo, i tassi di risparmio delle famiglie, già ai minimi storici, suggeriscono che le riserve finanziarie delle famiglie sono più limitate. Secondo il BEA, ad aprile il tasso di risparmio personale è sceso al 2,6% del reddito disponibile. Escludendo il periodo che ha preceduto la crisi finanziaria globale e lo shock energetico del 2022, il tasso di risparmio è stato raramente così basso nei dati che risalgono al 1960.
L’aumento della ricchezza spiega probabilmente almeno in parte il calo del tasso di risparmio negli ultimi anni, ma ci sono limiti a quanto possa scendere ulteriormente – in particolare poiché gli aumenti di ricchezza sono concentrati tra le famiglie a reddito più elevato, mentre l’impatto dell’energia e dei dazi ricade in modo sproporzionato sui consumatori a basso reddito con risorse limitate e la più alta propensione marginale alla spesa.
In secondo luogo, lo shock sul reddito non è un singolo fattore temporaneo, ma piuttosto una serie di shock verificatisi negli ultimi anni che potrebbero alterare in modo permanente le aspettative sui guadagni reali futuri. Le condizioni del mercato del lavoro sono il canale principale attraverso il quale le famiglie formulano le aspettative di reddito. E sebbene negli ultimi anni abbiamo visto segnali incoraggianti di stabilizzazione o addirittura di ripresa dell’attività del mercato del lavoro, un crescente grado di debolezza del mercato del lavoro è stato evidente in tutti gli indicatori.
Il rapporto tra offerte di lavoro e numero di disoccupati si aggirava intorno a 1,0 ad aprile, secondo il BLS – storicamente il rapporto tra posti vacanti e disoccupazione (V/U) non tende a scendere al di sotto di 1 al di fuori delle recessioni. Il tasso di dimissioni è inferiore ai livelli pre-pandemia e le indagini tra i consumatori sulle condizioni del mercato del lavoro – compreso l’indicatore del Conference Board relativo alla disponibilità di posti di lavoro rispetto alla difficoltà di trovarli – hanno continuato a segnare graduali diminuzioni, suggerendo che i lavoratori si sentano meno fiduciosi riguardo alle opzioni esterne e alle condizioni del mercato del lavoro in generale. Anche gli indicatori sull’inflazione salariale sono gradualmente calati, specialmente per i lavori meno retribuiti.
In terzo luogo, le indagini disponibili suggeriscono che il rapido ritmo del progresso tecnologico e dell’implementazione dell’AI stia aumentando l’incertezza sulle prospettive di reddito future.
L’economia statunitense appare resiliente. I bilanci del settore privato sono nel complesso sani, le famiglie a reddito più elevato hanno beneficiato dei mercati azionari forti e gli investimenti guidati dall’AI continuano a sostenere la crescita complessiva. Ma la resilienza non è sinonimo della capacità di tenuta nel tempo.

