C’è una verità semplice nascosta sotto il rumore quotidiano dei mercati azionari: nel lungo periodo i prezzi seguono gli utili. Non il sentiment, non la politica monetaria. Algebris Investments

I dati sono inequivocabili: negli ultimi 30 anni, la crescita dell’EPS dell’S&P 500 ha seguito l’andamento dell’indice con una correlazione di circa il 97%. Le azioni sono un diritto sugli utili futuri, e il mercato non può prezzarle a lungo in modo scollegato dai fondamentali. L’Europa racconta una storia leggermente diversa: l’EURO STOXX 600 mostra una correlazione più bassa (intorno al 76%) tra crescita dell’EPS e andamento dei prezzi.
Il divario si spiega in larga parte con la composizione dell’indice: i mercati europei hanno un peso molto maggiore dei settori che distribuiscono dividendi, per cui una quota rilevante del rendimento totale arriva dalle distribuzioni più che dall’apprezzamento del capitale. Nel breve periodo i prezzi oscillano in funzione delle attese sui tassi, dei cicli di liquidità e del sentiment.
Un’azienda può registrare profitti record e vedere il proprio titolo scendere per un singolo commento della Fed. Ma quelle oscillazioni rientrano sempre. Prezzo e valore possono divergere per mesi o persino anni, ma la forza di gravità degli utili finisce sempre per riavvicinarli. Per questo il breve periodo appartiene ai trader, il lungo periodo agli investitori.
Le valutazioni contano enormemente, ma sono figlie della narrativa, non della realtà. I multipli si espandono nelle fasi di ottimismo e si comprimono in quelle di timore, sospinti dai tassi, dal sentiment e dal racconto che il mercato fa a se stesso di volta in volta.
Nel corso dei cicli, però, tornano sempre verso la media. Ciò che cresce nel tempo sono gli utili. Se in ultima analisi i prezzi azionari dipendono dalla crescita degli utili, allora il lavoro dell’investitore in azionario diventa più chiaro: ignorare il rumore macro trimestrale e concentrarsi sulla qualità e sulla traiettoria dei profitti societari.
Capire perché un’azienda cresce: potere di determinazione dei prezzi, quote di mercato, leva operativa, disciplina nell’allocazione del capitale, contesto competitivo. Individuare i trend strutturali che generano venti di coda pluriennali per gli utili e detenere le aziende meglio posizionate per coglierli.

