Inflazione, shock energetico e la crisi in Ucraina: il mese di aprile si sta caratterizzando per la continuità con un 2022 ricco di incognite che generano livelli di volatilità che sui mercati non si vedevano da 10 anni. E se nel breve le possibili svolte positive del conflitto in Ucraina potrebbero portare a una sensibile riduzione dell’incertezza, nel medio-lungo periodo i dubbi principali riguardano gli strascichi che questi primi mesi dell’anno lasceranno sull’economia globale e, di conseguenza, sul risparmio. Di questo abbiamo parlato con Generoso Perrotta, Responsabile Advisory Finanziaria di Banca Generali.

L’inflazione oggi spaventa risparmiatori e mercati. In Europa siamo ormai al 7,5% e anche negli Usa ha raggiunto livelli simili che non si vedevano da 40 anni. Che mosse dobbiamo attenderci dalle Banche centrali?

Indubbiamente siamo di fronte a livelli di inflazione importanti che non si rilevano da anni, ma che non sembrano comunque allarmare troppo le Banche centrali, soprattutto quella europea. L’ultima conferma è arrivata dalle minute dell’ultima riunione della Bce dove è emerso che c’è una diversità di vedute all’interno, ma che qualunque manovra sui tassi sarà rimandata a dopo la fine del QE nel terzo trimestre. Diversamente, la Fed sembra disposta ad adottare un approccio più aggressivo per ridurre il livello di inflazione con aumenti dei tassi fino a 50 punti base che però non dovrebbero essere sufficientemente efficaci per riportare il livello del carovita intorno a un livello del 2% che sarebbe considerato adeguato.

Il contesto non sembra quindi ottimale per chi intende investire in reddito fisso…

Riguardo al reddito fisso, ci sono almeno due elementi da prendere in considerazione. Il primo è legato all’andamento dei rendimenti assoluti espressi dai titoli di stato. Dallo scoppio del conflitto a oggi, questi hanno continuato a salire trainati principalmente dalle attese per una nuova fase di politiche monetarie da parte delle banche centrali. In questo senso, una risoluzione del conflitto fungerebbe da ulteriore traino all’aumento dei rendimenti, laddove i prezzi delle materie prime dovessero mantenersi per un lungo periodo elevati.

E il secondo elemento?

È quello legato all’andamento degli spread relativi al rischio di credito dei corporate bond, specialmente  high yield. Sebbene si stia assistendo, al momento, a una riduzione degli spread dai massimi del periodo, l’inasprimento continuo delle sanzioni verso la Russia rende difficile ipotizzare un trend di forte compressione. Per questo motivo risulta evidente che le sanzioni rappresentino oggi un driver di importanza rilevante nella determinazione dei settori che potrebbero essere più penalizzati nel breve.

Sul fronte azionario, invece, la situazione sembra più difficile da decifrare. Se, infatti, una eventuale fine del conflitto potrebbe far tirare un sospiro di sollievo agli investitori, le conseguenze economiche  potrebbero farsi sentire a lungo…

Si, questo è vero e ha una rilevanza soprattutto se rapportata all’Eurozona.  Nel Vecchio Continente si potrebbe assistere a un rallentamento della crescita economica più accentuato che altrove, con il Pil , secondo le più recenti stime OCSE, in crescita del 2,8% rispetto al 4,3% previsto a inizio anno e a  una fase inflativa più duratura, a causa del rialzo del prezzo del petrolio e delle materie prime. Nello scenario in cui il conflitto dovesse proseguire al ritmo attuale, i mercati finanziari potrebbero invece registrare una pausa di riflessione dopo il recente rimbalzo, in attesa di verificare con maggiori dettagli l’impatto sulla crescita economica.

E’ un discorso che può valere  anche per gli Stati Uniti?

Negli USA la situazione dovrebbe essere leggermente diversa, poiché l’impatto della guerra sulla redditività aziendale dovrebbe essere più modesto e legato soprattutto all’aumento delle pressioni inflazionistiche. Per questa ragione, e nonostante il possibile impatto del rialzo dei tassi da parte della Fed, gli USA rimangono l’area più promettente e, quindi, da sovrappesare nei portafogli.

Quali possono essere dunque le strade da percorrere per muoversi in questo contesto?

Innanzitutto, è fondamentale affidarsi a professionisti con alle spalle strutture in grado di guidare i portafogli nella giusta direzione relativa al profilo di rischio e agli obiettivi di ciascun investitore. A livello di soluzioni, invece, il momento sembra ideale per quelle progressive che consentono di entrare gradualmente sui mercati finanziari ottimizzando il rapporto tra rischio e rendimento. Oltretutt,o la forte volatilità dei mercati finanziari, consente anche di poter intercettare opportunità di investimento a prezzi di mercato anche inferiori a quelli che sono i valori reali. Pensiamo quindi  che oggi strumenti come i pac rappresentino più che mai la migliore e più efficiente strada da seguire.