Global Credit Team di Algebris Investments

Fed

Fed – Warsh assume la guida

Questa settimana segna l’inizio di una nuova fase per la Federal Reserve, con Kevin Warsh chiamato a presiedere la sua prima riunione alla guida della banca centrale statunitense. Con l’inflazione headline ancora sopra il 4% e il core PCE al 3,3%, i margini per un taglio dei tassi appaiono limitati in questa fase. L’attenzione sarà quindi concentrata soprattutto sulla comunicazione.

È attesa una conferenza stampa, ma resta incertezza sul futuro percorso delle proiezioni e, più in generale, sull’orientamento della politica monetaria da qui in avanti. Il dot plot ha rappresentato a lungo un’ancora per i mercati, ma si può anche sostenere che in alcune occasioni abbia vincolato la Fed, costringendola a seguire troppo da vicino la propria forward guidance.

Con Warsh, gli investitori monitoreranno attentamente l’equilibrio tra ortodossia monetaria e possibile coordinamento con il Tesoro statunitense. Con gli asset di rischio sui massimi storici e un’economia ancora solida, Warsh si trova di fronte a un compito complesso: gestire la comunicazione, costruire consenso all’interno del Comitato e far fronte al rialzo delle aspettative d’inflazione. In questo contesto, la politica monetaria sta già diventando più espansiva in termini reali semplicemente evitando ulteriori rialzi.

Iran – Accordo in 14 punti

La tensione della scorsa settimana ha lasciato progressivamente spazio a uno scenario di accordo. Dopo giorni di lanci di missili, attacchi con droni e nuove minacce da parte del presidente Trump, i mercati hanno mantenuto una tenuta relativamente solida, considerando gran parte delle dichiarazioni come retorica negoziale più che come il preludio a un intervento militare imminente.

Il punto di svolta è arrivato giovedì, alla vigilia dell’IPO di SpaceX, quando Trump ha annunciato l’accettazione del Memorandum of Agreement. Successivamente, i media iraniani locali hanno riportato che l’accordo in 14 punti era stato approvato da entrambe le parti, includendo il piano di ricostruzione dell’Iran e lo sblocco dei fondi congelati, ma apparentemente senza alcun riferimento vincolante ai missili o al programma nucleare.

L’intesa appare quindi meno come una chiara vittoria statunitense e più come un arretramento per Washington, che sembra aver ceduto su diversi punti sensibili in cambio della de-escalation e della riapertura dello Stretto di Hormuz. Con il petrolio su nuovi minimi, i margini di rialzo per i mercati restano potenzialmente molto ampi.

BCE– Un rialzo senza indicazioni chiare

La scorsa settimana la Bce ha alzato i tassi di 25 pb, portandoli al 2,25%, in linea con le attese. Le nuove proiezioni macroeconomiche della Bce hanno delineato un quadro macroeconomico più complesso, caratterizzato da un’inflazione più elevata e da una crescita più debole rispetto alle stime di marzo. In particolare, l’inflazione core è stata rivista al rialzo di 20 pb, al 2,5% nel 2026, e di 30 pb, sempre al 2,5%, nel 2027.

Durante la conferenza stampa, la presidente Lagarde ha adottato un tono misurato, evitando di fornire ai mercati indicazioni esplicite sulle prossime mosse. L’orientamento più restrittivo emerso dalla riunione, insieme all’assenza di un segnale chiaro sul percorso futuro, ha indebolito l’ipotesi di un nuovo rialzo già a luglio. Tuttavia, i successivi commenti di alcuni esponenti della Bce hanno suggerito che un intervento alla prossima riunione resta una possibilità concreta e che nessuna opzione può essere esclusa.

Un secondo rialzo consecutivo rafforzerebbe la credibilità della Bce nella lotta all’inflazione. Al tempo stesso, rischierebbe però di alimentare i timori sulla crescita, in una fase in cui gli indicatori di attività in Europa mostrano più segnali di deterioramento che di accelerazione.