Rialzi all’orizzonte per la Fed e nervosismo sul cambio per la valuta nipponica. Il commento del Global Credit Team di Algebris Investments

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Il mese scorso gli Stati Uniti hanno creato 162.000 posti di lavoro, un dato ben superiore alle attese di mercato; il dato ha innescato un moderato riprezzamento in chiave restrittiva degli asset statunitensi. Il giorno prima della pubblicazione dei non-farm payrolls, però, il governatore della Fed Waller aveva tenuto un discorso dai toni accomodanti, lasciando intendere che la soglia per un rialzo dei tassi potrebbe essere più alta di quanto si pensasse.

Il prossimo dato sul CPI rappresenterà il vero banco di prova: l’inflazione core è attesa infatti allo 0,2% su base mensile, e solo una sorpresa al ribasso significativa potrebbe cancellare i 15 pb attualmente prezzati per la riunione di settembre. Come ribadito più volte da Warsh, spetta al mercato prezzare autonomamente la mossa, senza indicazioni esplicite dalla Fed, e un dato CPI in linea con le attese potrebbe già bastare a spingere la banca centrale ad agire. Con circa 23 punti base prezzati tra le riunioni di settembre e ottobre, i rendimenti dei Treasury a 2 anni hanno oggi meno margine di riprezzamento rispetto a poche settimane fa.

Giappone_Nervosismo sul cambio

Lo yen è tornato al centro dell’attenzione la scorsa settimana. Nel corso dell’estate la Bank of Japan è intervenuta più volte a sostegno della valuta, in un clima di crescenti speculazioni su un possibile rialzo dei tassi. Ora lo yen si è rafforzato in modo significativo, con il cambio USD/JPY sceso ai minimi recenti.

La valuta ha interrotto la propria svalutazione, sostenuta dalle indiscrezioni secondo cui il GPIF potrebbe rimpatriare parte degli asset detenuti all’estero, e dalle attese di un rialzo dei tassi da parte della BoJ già alla prossima riunione, o al più tardi a quella successiva. Da qui in avanti, tuttavia, un ulteriore apprezzamento richiederebbe probabilmente una sorpresa restrittiva da parte della banca centrale rispetto alle attese di mercato.

La BoJ si è storicamente mostrata riluttante ad alzare i tassi, e a meno di una mossa più aggressiva del previsto, i quasi 100 miliardi di dollari spesi in interventi nel corso dell’estate, una cifra vicina al disavanzo di bilancio annuale del Giappone, rischiano di rivelarsi alla fine inefficaci.