Oggi il panorama azionario è più equo e vi sono maggiori opportunità di investimento. I bond presentano più problemi. Ed Perks, cio di Franklin Templeton Investment Solutions

Con l’inizio della crisi pandemica e la chiusura delle economie abbiamo assistito a una sostanziale divergenza nella performance dei mercati azionari. Inizialmente solo un gruppo ristretto di società – quelle orientate alla crescita che hanno beneficiato della pandemia, come le aziende tecnologiche e dell’e-commerce – ha registrato solidi risultati.

Al contempo i segmenti più ciclici, come ad esempio le società energetiche e finanziarie, si sono scontrati con un contesto meno favorevole all’inizio della pandemia. Con il progredire della situazione, lo sviluppo dei vaccini e la riapertura delle economie anche questi ultimi si sono messi in pari con i settori che hanno brillato nella prima fase.

In termini di prospettive generali per le azioni, le società sono dovute crescere per raggiungere le loro recenti valutazioni, come dimostra in particolare la solida stagione degli utili del secondo trimestre del 2021. Guardando ai prossimi 6-18 mesi prevediamo che tale trend positivo proseguirà.

Quanto alle obbligazioni, la situazione è in netto contrasto con quella delle azioni:

i tassi di interesse sono aumentati dopo aver toccato i minimi ad agosto 2020, ma sono tuttora relativamente bassi e pertanto le prospettive di un total return interessante sono piuttosto limitate.

Ipoteticamente, se dovessimo osservare un incremento istantaneo dei tassi di interesse di 100pb lungo la curva, a risentirne sarebbero i Treasury con duration più lunga. Sul fronte dei titoli con duration più corta, e in particolare dei segmenti con uno spread creditizio nell’ambito del reddito fisso, la situazione appare leggermente più favorevole ma pur sempre problematica per le obbligazioni dal punto di vista delle attese di rendimento totale. Alla luce di tale contesto intravediamo diverse opportunità grazie ai fondamentali societari favorevoli, in particolare nell’ambito delle obbligazioni corporate HY.

Forza dei consumi e inflazione

Con la cessazione dei lockdown abbiamo assistito allo sblocco di gran parte della domanda repressa dei consumatori. Le politiche accomodanti (programmi governativi e sostegno offerto dalla politica monetaria) hanno permesso ai consumatori di superare la pandemia mantenendo una sana posizione in termini di solidità finanziaria.

Molti consumatori hanno accantonato risparmi extra, il che favorisce una spesa robusta in un’ampia gamma di beni e servizi. Anche il mercato del lavoro ha evidenziato un netto rialzo. Riscontriamo tuttora una concreta accelerazione in termini di crescita dell’occupazione e creazione di nuovi posti di lavoro, nonché alcuni segnali iniziali di un incremento dei salari, un elemento a nostro parere cruciale per l’attività economica e la crescita da qui in avanti.

Il rapporto sull’occupazione negli USA di luglio rispecchia tali dinamiche:

+943.000 aumenti salariali (lavoratori agricoli esclusi) e incremento della retribuzione oraria dello 0,4% m/m. Malgrado circa sette milioni di posti di lavoro debbano ancora essere riportati ai livelli pre-pandemia, riteniamo che il trend della ripresa dell’occupazione osservato recentemente proseguirà. La diffusione della variante Delta disturba tale previsione, ma nel complesso ravvisiamo alcuni fattori favorevoli per i consumatori statunitensi.

L’inflazione è l’altra faccia della medaglia

La Federal Reserve (Fed) statunitense ha definito “transitori” gli ultimi dati elevati sull’inflazione. Sul fronte dei prezzi vi sono pressioni legate alla riapertura delle economie, ma si tratta di un momento storico senza precedenti. L’attività economica si è praticamente arrestata a causa della pandemia e delle chiusure che ne sono conseguite, e la sua ripresa ha provocato colli di bottiglia lungo la filiera e nicchie di inflazione.