Intervista a Benjamin Louvet, Portfolio Manager e Eric Bertrand CIO di Ofi Asset Management 

La storia ci insegna che il prezzo dell’oro è ben correlato con l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, fino a questo momento il metallo giallo non sembra aver tratto grande vantaggio dalla risalita dell’inflazione. L’oro sarà ancora in grado di tutelare il portafoglio dall’inflazione?

Benjamin Louvet, Portfolio Manager del fondo Ofi Precious Metal: “In realtà, l’oro non è proprio correlato bene con l’inflazione. L’oro è piuttosto correlato negativamente con i tassi di interesse reali, che è la differenza tra i tassi di interesse nominali e l’inflazione.

Dato che l’oro non ha rendimento, attira nuovo interesse quando i rendimenti dei prodotti a reddito fisso scendono. Questo è quello che noi di OFI AM chiamiamo la teoria della relatività finanziaria: “l’oro non guadagna niente, è vero, ma niente è meglio di meno di niente!”.

Benjamin Louvet

Questo è il motivo per cui, ad esempio, il prezzo dell’oro è salito bruscamente durante l’estate 2020, anche se l’inflazione e le aspettative di inflazione erano molto basse, dato che i tassi di interesse nominali stavano scendendo. Quindi, anche senza inflazione, l’oro può performare bene se i tassi d’interesse nominali sono in calo.

Quindi l’oro sarà ancora una buona copertura contro l’inflazione, finché i tassi nominali rimarranno al di sotto del prezzo dell’inflazione.

E siccome le economie sviluppate sono altamente indebitate, tranne se consideriamo che un’alta crescita strutturale è possibile, le banche centrali non avranno altra scelta che mantenere i tassi nominali sotto il tasso d’inflazione e mantenere i tassi d’interesse reali bassi o negativi. Questo è l’unico modo per mantenere il pagamento degli interessi sopportabile, mentre si riduce il debito globale. Questo è ciò che si chiama “essere dietro la curva”.

Gli inflation linked bond hanno tratto beneficio da un contesto caratterizzato da tassi bassi e inflazione al rialzo. Alle attuali quotazioni credete che possano ancora offrire una tutela dall’aumento dei prezzi di beni e servizi?

Eric Bertrand, CIO Ofi Asset Management: “Le obbligazioni indicizzate all’inflazione hanno due componenti: i tassi reali e l’indicizzazione sull’inflazione (indice dei prezzi al consumo). Ma queste due componenti non hanno lo stesso impatto sul prezzo dell’obbligazione:

Eric Bertrand

I tassi reali sono il tasso effettivo dell’obbligazione indicizzata all’inflazione. Ciò significa che il prezzo dell’obbligazione reagisce ai tassi reali come un’obbligazione classica ai tassi nominali: la variazione del prezzo è l’opposto del movimento dei tassi moltiplicato per un fattore di rischio che dipende dalla scadenza dell’obbligazione (Modified duration).

Più lunga è la scadenza più rischiosa è l’obbligazione. Per esempio, una diminuzione dell’1% dei tassi reali per un’obbligazione indicizzata con scadenza 10 anni farà aumentare il prezzo di circa l’8% (e inversamente con un aumento dei tassi).

La seconda componente è l’indicizzazione dei diversi flussi dell’obbligazione all’inflazione (cedole e rimborso): a una certa data si otterrà il pagamento di una cedola facciale indicizzata all’inflazione maturata dalla data di emissione dell’obbligazione.

In questo modo si ha una protezione contro l’aumento dei prezzi di beni e servizi finché si conserva l’obbligazione. Ma in termini di reazione dei prezzi sull’obbligazione indicizzata, l’indicizzazione è su base annuale. Significa che se l’inflazione aumenta dell’1% in un anno, si avrà un aumento dei prezzi dell’1%.

Pensiamo che le banche centrali si stiano gradualmente muovendo verso una stretta delle condizioni finanziarie straordinariamente accomodanti. Significa tassi reali più alti (ora sono molto negativi). L’impatto sui prezzi sarà negativo nel prossimo trimestre. D’altra parte, l’inflazione è ancora alta (circa il 5% negli Stati Uniti e il 3% in Eurozona). Il che significa un’indicizzazione interessante per il prezzo. Ma pensiamo non abbastanza per compensare l’effetto negativo sui prezzi indotto da tassi reali più elevati.

Preferiamo il tasso di inflazione di pareggio: acquistare linked-bond indicizzati e coprirli con la vendita di obbligazioni nominali della stessa scadenza permettendo all’investitore di essere esposto, con il fattore rischio, all’inflazione implicita, senza esposizione ai tassi reali. In uno scenario di aumento dell’inflazione nei prossimi anni, l’inflazione implicita dovrebbe salire e questa posizione avrà rendimenti positivi.”