Intervista a Giulio Casuccio, Head of Multi-Asset and Investment Strategy – Fondaco SGR

La storia ci insegna che il prezzo dell’oro è ben correlato con l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, fino a questo momento il metallo giallo non sembra aver tratto grande vantaggio dalla risalita dell’inflazione. L’oro sarà ancora in grado di tutelare il portafoglio dall’inflazione?

Probabilmente no. L’oro è di norma inversamente correlato con il livello dei tassi reali, (tassi nominali meno inflazione); storicamente, infatti, con tassi nominali mediamente più elevati, all’aumentare dell’inflazione diminuivano i tassi reali e l’oro si apprezzava.

Il contesto attuale è differente perché i tassi nominali hanno raggiunto livelli molto bassi e appaiono destinati a crescere nel medio periodo, soprattutto nel caso di crescenti pressioni sui prezzi al consumo.

Giulio Casuccio

L’impatto sui tassi reali potrebbe essere positivo o relativamente neutrale, se i tassi di interesse crescessero più rapidamente o in maniera equivalente all’inflazione. E quindi l’oro appare destinato ad indebolirsi o, comunque, a non crescere significativamente nel medio periodo.

Alla luce del quadro macroeconomico attuale, il metallo giallo appare più efficace come strumento di protezione rispetto a uno scenario di nuovo rallentamento della crescita economica o addirittura di recessione. Soprattutto, in questo caso sì, se accompagnato da livelli di inflazione mediamente elevati (stagflazione).

Gli inflation linked bond hanno tratto beneficio da un contesto caratterizzato da tassi bassi e inflazione al rialzo. Alle attuali quotazioni credete che possano ancora offrire una tutela dall’aumento dei prezzi di beni e servizi?

I livelli di inflazione impliciti nelle valutazioni attuali dei titoli indicizzati sono leggermente inferiori al 2,5% negli Stati Uniti e prossimi all’1,5% nell’area Euro, in media sulle diverse scadenze, quindi in linea con la dinamica dell’inflazione nel corso del passato ciclo economico.

Le rilevazioni più recenti sono state più elevate, rispecchiando le crescenti pressioni sui prezzi al consumo ma attualmente gli investitori considerano questo effetto temporaneo, scontando una graduale normalizzazione nei prossimi mesi, coerentemente con l’interpretazione delle Banche Centrali.

Quindi, se tale incremento non dovesse rivelarsi temporaneo o l’attuale ciclo di espansione dell’economia dovesse essere caratterizzato da livelli di inflazione mediamente più elevati rispetto al precedente, ipotesi decisamente verosimile, le obbligazioni indicizzate all’inflazione dovrebbero offrire un buon livello di protezione.

Ovviamente non bisogna dimenticare che gli inflation linked hanno anche una certa sensitività ai tassi nominali. E sarebbero quindi penalizzati da un rialzo dei tassi di interesse, risultando, però, in ogni caso preferibili rispetto alle obbligazioni nominali in uno scenario inflazionistico.