Intervista a Teresa Gioffreda, Client Relationship Manager di UBS AM in Italia

La storia ci insegna che il prezzo dell’oro è ben correlato con l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, fino a questo momento il metallo giallo non sembra aver tratto grande vantaggio dalla risalita dell’inflazione. L’oro sarà ancora in grado di tutelare il portafoglio dall’inflazione?

 

Teresa Gioffreda

Riteniamo che l’oro possa svolgere all’interno dei portafogli una funzione di copertura nei confronti di un forte incremento dell’avversione al rischio, eventualmente associato anche alla salita dell’inflazione, esattamente la funzione che ha svolto l’anno scorso.

Con rendimenti dei titoli di Stato così bassi, se non negativi, e rendimenti attesi negativi per i prossimi anni, l’asset class dei titoli di Stato nominali è sempre meno interessante nella sua funzione di investimento e diversificazione di portafoglio, in particolare in caso di eventi di shock di crescita.

Poiché il nuovo quadro della Fed causa effettivamente un superamento del target di inflazione nel breve termine, il cambiamento di percezione del rischio di inflazione avrà un impatto molto maggiore sui portafogli degli investitori rispetto al precedente ciclo di mercato.

Ci aspettiamo che la pressione inflazionistica associata con i problemi legati alle supply chain possa diminuire nel breve, per essere poi sostituita da una ripresa dell’inflazione nei salari e nelle abitazioni nel 2022.  

In questo contesto, l’oro può essere un asset liquido interessante da detenere a fronte di cambiamenti imprevisti nelle aspettative inflazionistiche. Bisogna però anche tener conto che poiché l’oro è prezzato in dollari USA, la direzione della crescita globale e dei tassi statunitensi avrà un impatto materiale sulla sua performance futura.

Gli inflation linked bond hanno tratto beneficio da un contesto caratterizzato da tassi bassi e inflazione al rialzo. Alle attuali quotazioni credete che possano ancora offrire una tutela dall’aumento dei prezzi di beni e servizi?

Un aspetto importante da considerare quando si valutano i benefici di un investimento in titoli legati all’inflazione è la differenza tra l’inflazione realizzata rispetto alle aspettative inflazionistiche: se l’inflazione realizzata supera le aspettative, si ha un maggior beneficio nell’investire in titoli legati all’inflazione.

Riteniamo che al momento i titoli legati all’inflazione siano prezzati in modo equo nei principali mercati, quali quello statunitense. Tuttavia, se si diversifica l’esposizione a livello globale, si ha anche la possibilità di trovare opportunità in altri mercati, come quello Neo Zelandese, con banche centrali attive e rendimenti reali positivi che possono offrire maggiore potenziale di performance.

Altri strumenti interessanti per coprire un portafoglio dal rischio di inflazione potrebbero essere le materie prime, il mercato immobiliare e, in misura minore, i titoli azionari ciclici.

Infine anche i titoli societari a tasso variabile possono essere un buono strumento da tenere in considerazione, poiché permettono di beneficiare di una protezione nei confronti della salita dei rendimenti e di tassi di default storicamente bassi.