Intervista a Gilles Seurat, Multi Asset Fund Manager, La Française AM

La storia ci insegna che il prezzo dell’oro è ben correlato con l’aumento dell’inflazione. Tuttavia, fino a questo momento il metallo giallo non sembra aver tratto grande vantaggio dalla risalita dell’inflazione. L’oro sarà ancora in grado di tutelare il portafoglio dall’inflazione?

Il legame tra l’oro e l’inflazione è sempre stato stretto. Tradizionalmente, quando i governi si impegnano in un’espansione fiscale o monetaria aggressiva, il valore del denaro di solito cala e genera inflazione.
Le famiglie acquistano oro in un contesto di questo tipo: la sua disponibilità limitata è un elemento essenziale che ne mantiene il potere d’acquisto nel corso del tempo. Nei Paesi sviluppati, i nostri nonni hanno fatto proprio questo nel secolo scorso. Questa legge economica continua a essere vera nel ventunesimo secolo. E oggi, le famiglie, in Paesi con problemi fondamentali di inflazione come India e Turchia, mettono da parte la loro ricchezza in oro.
La crisi del Covid è stata cruciale per l’economia globale. L’espansione fiscale e monetaria per combattere lo stop improvviso di molti settori come il turismo è stata senza precedenti. Il genere di azione del “whatever it takes” (a qualsiasi costo) ha sostenuto consumi più elevati nel 2021: da febbraio 2020, le vendite al dettaglio sono cresciute del 18% negli USA. Com’è logico, il settore manifatturiero è stato incapace di far fronte a una simile domanda. Di conseguenza, negli ultimi sei mesi l’inflazione è salita. Nei prossimi mesi è attesa in aumento di circa il 4% in Europa e del 6% negli USA. Queste potrebbero essere le cifre più alte mai viste dai primi anni ’90.
Nella prima metà del 2020, l’oro è salito ma da allora si è consolidato. Può sembrare strano vista l’impennata dei prezzi. Tuttavia, quando osserviamo i dati storici, dobbiamo tener conto che la relazione tra l’oro e l’inflazione è diminuita nel corso del tempo. Il beta dell’inflazione rispetto all’oro in un modello a regressione è due volte più elevato nel periodo 1970-1993 (alta inflazione), piuttosto che nel periodo che va dal 1993 a oggi (inflazione moderata).
Nonostante questo, l’oro è in crescita del 10% dalla fine di febbraio 2020, non un brutto dato. Nel corso del tempo, le leggi economiche traspaiono e ci sono poche possibilità che un regime di alta inflazione non vada di pari passo con un prezzo dell’oro elevato.
Gli inflation linked bond hanno tratto beneficio da un contesto caratterizzato da tassi bassi e inflazione al rialzo. Alle attuali quotazioni credete che possano ancora offrire una tutela dall’aumento dei prezzi di beni e servizi?
La matematica ci aiuta a dire che l’oro è più correlato ai rendimenti reali dei titoli di Stato legati all’inflazione che all’inflazione stessa. Queste obbligazioni si sono comportate molto bene quest’anno e riteniamo che ci possa essere una crescita entro la fine dell’anno, in particolare nella zona euro.
I rendimenti reali sono rendimenti nominali meno le attese di inflazione. Restiamo positivi sulle ultime e negativi sulle prime. Le stime di inflazione tendono a muoversi in tandem con l’inflazione verificatasi. Ciò significa che quando l’inflazione si impenna, i mercati anticipano spesso che l’inflazione cresca ancora di più. La scarsità di lavoro e i salari in aumento, i colli di bottiglia nell’offerta e la mancanza di semiconduttori continueranno a influenzare i prezzi.
Riteniamo che questa situazione continui per i prossimi mesi. Anche i rendimenti nominali delle obbligazioni sono interessanti nell’Eurozona: i mercati anticipano che la BCE alzerà i tassi di 14 punti base nel corso dei prossimi due anni e di 27 punti base nei successivi tre. Questo contesto è molto positivo per i titoli legati ad indici.

