Intervista a Carlo De Luca, Responsabile Asset Management di Gamma Capital Markets

Abbiamo assistito a numerosi episodi in cui la politica è intervenuta creando scompiglio e ribassi improvvisi sulle azioni cinesi. Credete che questo possa far vacillare la fiducia degli investitori esteri, preoccupati che questi non siano episodi isolati?
Le nuove regole cinesi per le società, in primis del settore education, poi per il settore digital e tech, hanno portato scompiglio e ribassi sulle azioni cinesi.
La revisione operativa delle nuove normative relativamente alla trasformazione del segmento del after school tutoring (in breve AST) in società senza scopo di lucro, l’impossibilità al ricorso al mercato di capitali ai fini di finanziamento e il controllo dei prezzi (fissati dalle autorità cinesi al 55% al di sotto dei livelli del 2020), potrebbe in effetti comportare perdite operative consistenti in società come New Oriental e TAL Education che potrebbero arrivare fino all’82% (% yoy, $) delle entrate fiscali nel 2022, secondo gli analisti di Bloomberg.
Lato tech e digitale, società come Alibaba e Tencent, invece, hanno sofferto la stretta di Pechino relativamente alcune pratiche anticoncorrenziali, ricevendo multe salatissime (per citarne una Alibaba ha dovuto pagare una multa di 2,8 miliardi di dollari), fino a doversi conformare con le normative del partito comunista.
Una situazione del genere scombussola sicuramente i mercati e spaventa gli investitori dall’intraprendere iniziative di acquisto su tali società. Non ci aspettavamo misure così drastiche e soprattutto repentine. Conosciamo i rischi nell’investire in Cina, Paese socialista dall’alto rischio politico, ma di certo il cambiamento dello status quo in modo così drastico ha sorpreso il mercato.
Alla luce degli ultimi accadimenti, quali sono le vostre scelte di asset allocation sul mercato azionario cinese e quali prospettive delineate nel medio termine?
In termini di asset allocation, restiamo lontani dalle società di tutoring: data la trasformazione in no-profit e l’impossibilità di investimenti in tali società tramite le VIE, la probabilità che le stesse vengano delistate si fa sempre più concreta.
Interessanti opportunità da monitorare vengono a proporsi lato tech, dato il forte storno e i cambiamenti che stanno già adottando le società per conformarsi alle normative richieste dal partito comunista. Finora le principali piattaforme operavano come “walled gardens”, cioè bloccando i link verso i servizi di aziende rivali. Ora le app di Alibaba accettano pagamenti col servizio WeChat, per esempio, permettendo appunto l’accesso a link esterni.
Se da un alto è vero che i cambiamenti normativi devono essere analizzati caso per caso poiché l’impatto potrebbe essere diverso, dall’altro rimaniamo cauti dato il forte controllo dei regolatori a riguardo: potrebbero arrivare nuove imposizioni e regole che porteranno senza dubbio a un aumento del rischio normativo/Paese percepito dagli investitori. Inoltre, in futuro, è possibile che le ADR cinesi vengano gradualmente delistate dalle borse americane e reinserite in HK.

