“Le recenti notizie dalla Cina hanno comprensibilmente turbato i mercati. Tuttavia, riteniamo che la tesi di investimento a lungo termine sia tuttora valida. Alla volatilità fa da contraltare il maggior potenziale di rendimento dei titoli cinesi nel lungo periodo”. Allianz GI

1 Azioni cinesi: volatilità più elevata ma rendimenti interessanti
Investire nel mercato cinese, rispetto ai mercati occidentali, comporta dei rischi specifici e una maggiore imprevedibilità. Basti pensare al recente giro di vite del governo cinese sulle società nel settore tecnologico e in quello dell’istruzione.
Ciononostante, storicamente, chi ha investito in Cina, nel lungo periodo, ha beneficiato di una sovraperformance del mercato. Infatti, l’indice MSCI China da gennaio 2000 a fine agosto 2021, ha avuto un ritorno del 402% rispetto al 267% dell’indice MSCI globale (MSCI All Country World).
In passato, fasi di volatilità come quella attuale si sono rivelate buone opportunità di acquisto per gli investitori con un orizzonte di lungo periodo.
2 Mercato azionario: molteplici opportunità di investimento
Gli investitori che vogliono investire in Cina hanno a disposizione diverse modalità per farlo: attraverso i mercati domestici di Shenzen e Shangai con le A-shares, la borsa di Hong Kong o il mercato americano degli Adr (i.e.: American Depositary Receipt – titoli di compagnie non americane che decidono di listarsi in dollari nel mercato statunitense). Le misure restrittive recentemente adottate dalle autorità cinesi hanno colpito in modo particolare i titoli quotati negli Stati Uniti e alcune società presenti sul mercato di Hong Kong. Ma il mercato domestico cinese è più ampio e articolato di quanto molti investitori possano pensare. Infatti, il 70% dell’universo dei titoli cinesi, in termini di capitalizzazione, è composto da A-shares.
3 A-share: minore volatilità
Rispetto ad altri titoli quotati, le A-share cinesi non sono state particolarmente colpite dall’introduzione di norme più rigide nel settore della tecnologia e in quello dell’istruzione. Questo è uno dei motivi per cui gli investitori dovrebbero guardare all’intero universo delle azioni cinesi, indipendentemente dalla borsa su cui sono quotate.
4 Diversificare il portafoglio
Oltre a offrire possibilità di sovraperformance nel lungo periodo, il mercato cinese è anche utile per diversificare il portafoglio. Infatti, negli ultimi 10 anni, le A-share cinesi mostrano una correlazione (ovvero la relazione tra due variabili) di 0,32 con le azioni globali. Ciò significa che la loro direzionalità è diversa per quasi il 70% del tempo (a
confronto, l’azionario statunitense e quello globale hanno una correlazione di 0,97). La detenzione di A-share in un portafoglio globale può quindi contribuire a migliorare il profilo di rischio-rendimento.
5 Investitori esteri: continua l’acquisto di titoli cinesi
Malgrado le notizie negative dalla Cina, gli investitori globali hanno continuato a investire in A-share. Agosto 2021 è stato il nono mese consecutivo di flussi in entrata positivi nell’asset class, a riprova di quanto sia radicata la prassi di “acquistare sui minimi”.
Di recente, il governo di Pechino ha contribuito a porre le basi per maggiori investimenti transfrontalieri grazie al lancio dei programmi Shanghai e Shenzhen Stock Connect, rispettivamente nel 2014 e nel 2016.
6 Indici globali: aumenta il peso delle azioni cinesi
Un segnale della crescente integrazione della Cina nei mercati finanziari globali è l’inserimento di sempre più azioni cinesi nei principali indici azionari, a riprova della crescente rilevanza del Paese nel sistema finanziario mondiale. Tuttavia, la Cina è ancora sottorappresentata, malgrado il significativo potenziale economico. Gli investitori potrebbero valutare un’allocazione alla Cina superiore a quella dei benchmark (i.e.: indice oggettivo di riferimento per confrontare le performance di portafoglio rispetto all’andamento del mercato – Borsa Italiana).
7 Innovazione e trasformazione: i principali driver della crescita cinese
La Cina ha fatto molta strada in breve tempo. Nel Paese, in passato soprannominato “la fabbrica del mondo”, è in atto una transizione dalla produzione manifatturiera a basso costo ai settori high-tech, fondamentali per la crescita e, soprattutto, per raggiungere l’agognata autosufficienza. La rapida ascesa della classe media, l’aumento dei consumi interni, l’innovazione tecnologica e l’impegno a raggiungere la neutralità carbonica sono aspetti centrali nel percorso di crescita della Cina.

