Le ripercussioni della strategia governativa sui mercati non si sono ancora materializzate del tutto. Intervista a David Karni, Responsabile Portafogli di Investimento di Iccrea

Abbiamo assistito a numerosi episodi in cui la politica è intervenuta creando scompiglio e ribassi improvvisi sulle azioni cinesi. Credete che questo possa far vacillare la fiducia degli investitori esteri, preoccupati che questi non siano episodi isolati?

Siamo probabilmente nel punto di più alta intensità nella volatilità recente sul mercato cinese. Ancora non si è vista una vera dinamica di fuga di capitali degli investitori, probabilmente più per mancanza di alternative che di vera convinzione che il peggio, almeno dal punto di vista geopolitico, sia passato.

La dinamica instaurata dal governo cinese a inizio anno ha sicuramente destabilizzato gli investitori. Il passaggio da un mercato finanziario liberista a un controllo sulla singola è stato violento ed ha comportato ripercussioni che non credo siano ancora ben delineate integralmente. Il punto per noi di maggior incertezza riguarda la mancanza di coerenza fra alcune misure intraprese, dando l’impressione di una mancanza di organicità nelle decisioni prese.

La decisione più criticata per le sue ripercussioni è l’introduzione di regole nel settore degli investimenti immobiliari che ha avuto il risalto dei mass media dovuto al fallimento della società Evergrande. Se in questo caso l’intento lodevole può apparire quello di voler sanare una bolla di indebitamento, la modalità di risoluzione è apparsa troppo rapida e senza aver valutato le ripercussioni sui mercati finanziari, sia azionari che obbligazionari.

Il fattore che può guidare la scelta di introdurre o mantenere una esposizione al mercato cinese è proprio quello di tentare di individuare se la dinamica di intervento del governo sull’economia reale si sia esaurito o quanto meno sia temporaneamente congelato, oppure se incuranti dei movimenti di mercato, proseguiranno lungo la strada intrapresa modificando le regole fin qui adottate in altri settori, quali ad esempio quello finanziario o tecnologico, che è stato sfiorato al momento da alcune decisioni puntuali. Se dovesse prevalere la seconda ipotesi, congiuntamente all’indebolimento del quadro macroeconomico e ad aspettative di crescita in calo, penso che vedremo un aumento dei deflussi cospicuo che potrebbe creare un effetto domino sul mercato.

Alla luce degli ultimi accadimenti, quali sono le vostre scelte di asset allocation sul mercato azionario cinese e quali prospettive delineate nel medio termine?

Il nostro posizionamento attuale sul mercato cinese è cauto. Non ci sembra ancora il momento di entrare ad esempio sul settore immobiliare cinese che pure offre dei rendimenti diffusamente interessanti. E quindi una buona attività di selezione potrebbe andare a cogliere le opportunità; preferiamo aspettare di superare il picco di incertezza con il rischio di perdere la prima gamba di performance. Sicuramente per un orizzonte temporale medio-lungo si offrono delle opportunità di ingresso, magari con un approccio graduale di accumulo.