Siamo costruttivi sul segmento dei semiconduttori perché la penuria di prodotto potrebbe spingere le quotazioni. Antonio De Negri, founder e Ceo di Cirdan Capital

L’equity Usa continua a battere nuovi record e non sembra dare molto peso alla crescita dell’inflazione e al rallentamento della crescita del Pil registrato nel terzo trimestre. Qual è la vostra view sul futuro a medio termine di Wall Street?
I mercati non sono stati colti di sorpresa dalla FED sul tapering di settimana scorsa. Questo, per noi di Cirdan, sta ad indicare che hanno voluto esattamente quello che volevano sull’argomento.
I treasury sono scesi in termini di rendimento, i dati sul lavoro sono buoni: si va quindi verso una normalizzazione. Forse sia i mercati che la banca centrale americana stanno sottostimando la durata della permanenza dell’inflazione. Così facendo il ritmo di aumento dei tassi viene rallentato, a beneficio di un debito pubblico americano enorme.
Le Borse festeggiano e il mercato americano, nuovamente sui massimi, entrerà però inevitabilmente nel 2022 con un rischio di backdrop molto maggiore.
Bisognerà vedere l’impatto delle pressioni inflazionistiche generate da materie prime sui mercati azionari, anche se noi pensiamo che la pressione sui costi delle aziende dovrebbe attenuarsi con lo sblocco dei problemi legati alla supply chain. La Fed lavorerà per la normalizzazione.

Quali scelte di asset allocation consigliate di adottare per la costruzione di portafogli focalizzati sull’azionario Usa in questa fase di mercato?
Noi di Cirdan riteniamo che le opportunità nell’azionario statunitense siano da ricercarsi in settori specifici e nelle singole società.
La compressione dei multipli oggi si vede chiaramente in molti settori che subiranno la fine del tapering e il primo aumento dei tassi USA.
Rimaniamo però positivi su un segmento tech, quello dei semiconduttori, in cui la penuria persistente di prodotto potrebbe spingere i titoli al rialzo.
Nell’asset allocation, preferiamo le società di maggiore qualità e con alta generazione di cassa che possono navigare bene anche in acque agitate da tassi finanziari elevati. Quelle con poco debito e più globalizzate. Soffrirà il tech e tutto ciò che oggi cresce grazie ad un sovra indebitamento che non costa nulla.
Il 2022 vedrà la normalizzazione delle politiche monetarie insieme alla normalizzazione dei cosiddetti “colli di bottiglia” della catena produttiva, cioè i problemi di disallineamento di domanda e offerta, con una progressiva normalizzazione dei tassi reali e dei tassi a lungo termine e successivamente una riduzione della pressione inflattiva.

