Intervista a Nicola Grass, Senior Portfolio Manager Multi-Asset Solutions, Swisscanto Invest

L’equity Usa continua a battere nuovi record e non sembra dare molto peso alla crescita dell’inflazione e al rallentamento della crescita del Pil registrato nel terzo trimestre. Qual è la vostra view sul futuro a medio termine di Wall Street?

Prevediamo che la FED aumenti i tassi di interesse solo all’inizio del 2023. E, quindi, che si comporterà in modo molto più prudente di quanto si aspettano attualmente gli operatori di mercato (che scontano due aumenti dei tassi nel 2022).
Di conseguenza, la pressione sul mercato azionario USA rimane contenuta nonostante il tapering, poiché la massa monetaria resta molto allentata in termini assoluti. Nonostante l’attuale indebolimento, anche la congiuntura rimane a un livello considerevole e in tutto il mondo gli indicatori anticipatori restano ancora chiaramente nel segmento di crescita (indice PMI>50).
I mercati azionari, inoltre, hanno ormai superato la fase stagionale peggiore, gli utili delle imprese sono stati robusti anche nel terzo trimestre e il momentum continua ininterrotto.
Per quanto correzioni a breve termine siano sempre possibili, visto il contesto inflazionistico, è difficile che gli investitori voltino in gran numero le spalle alle azioni USA. Nell’ambito della nostra allocazione tattica manteniamo pertanto un leggero sovrappeso nelle azioni.
Quali scelte di asset allocation state adottando per costruire i vostri portafogli focalizzati sull’azionario Usa in questa fase di mercato?
Nei nostri portafogli adottiamo una strategia “Barbell” per le azioni. Da un lato deteniamo titoli tecnologici USA, dall’altro investiamo anche in titoli value molto convenienti di settori come le materie prime e l’energia nonché in titoli small cap.
I giganti della tecnologia continuano a segnare una forte crescita degli utili e, contrariamente ad altre imprese, non soffrono dell’aumento dei prezzi di input. Per di più, i tassi d’interesse dovrebbero rimanere molto bassi anche nel 2022 e i piani di aumento delle imposte di Joe Biden sono ormai fuori dalla discussione.
Tuttavia, i titoli tecnologici sono per il momento molto comprati e le loro quotazioni sono elevate. Le azioni nel comparto delle materie prime mostrano dati fondamentali molto positivi (flussi di cassa elevati, leva finanziaria ridotta e dividendi alti) e beneficiano fortemente dei prezzi altissimi delle materie prime.
A ciò si aggiunga che mostrano un rapporto P/U per il 2021 di 6,3 e sono quindi valutate in modo estremamente conveniente (rispetto al 20 dell’MSCI World). Dopo la vendita totale di small cap avvenuta a gennaio in seguito alla loro massiccia outperformance, abbiamo ricominciato ad acquistare nel comparto.
La differenza di valutazione rispetto alle large cap si è notevolmente allargata; le small cap sono ora valutate in maniera relativamente molto interessante.

