L’attenzione si è solo spostata dai rendimenti nominali negativi ai rendimenti reali negativi. Hans-Jörg Naumer, Allianz Global Investors
La lotta per la conservazione del potere di acquisto nella sfera degli investimenti entra in una nuova fase caratterizzata dal rialzo dei tassi di inflazione e da maggiori incertezze.
L’inflazione è tornata. Lo possiamo notare tutti i giorni nei nostri acquisti, ma anche negli investimenti finanziari. Nonostante in diverse parti del mondo i rendimenti nominali siano aumentati e al momento si attestino per lo più sopra lo zero, stiamo comunque parlando di rendimenti nominali, che non tengono in considerazione l’inflazione. Questo fa una grande differenza. Quelli che contano infatti sono i rendimenti reali, cioè quanto resta di un investimento dopo che l’inflazione ha eroso reddito e capitale.
Sotto questo punto di vista il quadro è il medesimo in tutte le principali aree geografiche: una volta sottratta l’inflazione dai rendimenti correnti delle obbligazioni con scadenza da 3 mesi a 30 anni, quasi sempre si ottengono rendimenti reali negativi. Di fatto si tratta di una situazione temporanea, poiché difficilmente i tassi di inflazione potrebbero mantenersi tali nelle varie scadenze. È improbabile che l’inflazione rimanga sui livelli attuali. Tuttavia, come sosteniamo da tempo, avremo a che fare con l’inflazione anche in futuro.
E non dimentichiamo che la Banca Centrale Europea (BCE) punta comunque ad un tasso annuo del 2% nel lungo termine.
Al contempo, le previsioni per l’economia mondiale si sono offuscate a causa della crisi ucraina e dei problemi ancora irrisolti lungo le filiere. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stima che quest’anno, nonostante le recenti correzioni, l’economia globale crescerà del 3,6%. Anche se rappresenta una decelerazione rispetto al 2021, una simile espansione sarebbe pur sempre superiore alla media del 3,4% registrata dal 1980. La stagflazione, quella pessima combinazione di stagnazione economica prolungata e tassi di inflazione elevati, non è ancora una conclusione ovvia. Inoltre, sono già in corso le riaperture dopo l’ondata di Omicron. Il numero di decessi giornalieri è diminuito sensibilmente in tutto il mondo e, stando ai dati dell’American Institute for Health Metrics and Evaluation, potrebbe scendere al livello più basso dall’inizio della pandemia non più tardi del 1° agosto. Molti Paesi evidenziano tensioni nel mercato del lavoro, e le famiglie, soprattutto negli USA, sono ora nelle condizioni di poter spendere i risparmi in eccesso. Le previsioni sulla crescita per il prossimo anno quindi non sono poi così male.

