Secondo l’Associazione dei private banker, il private banking in Italia continua a essere innovativo e dinamico, anche se la difficile situazione globale non aiuta
«Dal 2007, anno in cui il private banking ha cominciato a misurarsi, il settore ha registrato una crescita costante (Cagr consolidato a giugno 2022 +6,6%), superiore a quello della ricchezza italiana (+ 1,4%) e del Pil(- 0,3%). Una crescita che evidenzia la capacità dell’industria di affrontare e superare con successo le fasi critiche legate ai cicli economici e alle fasi alterne dei mercati. In un anno complesso come il 2022, l’Industria ha comunque segnato risultati positivi evidenziando, nel primo semestre, una nuova raccolta del 4,1% degli Aum, dato che si confronta con la variazione del -0,2% degli operatori retail». Queste semplici percentuali, riportate nel comunicato emesso dall’Associazione Italiana Private Banker (Aipb) in occasione del 18° forum da essa organizzato, inquadrano una storia di autentico successo e progresso del grado di sofisticazione dell’investitore italiano.
Le masse gestite sono infatti passate da 387 miliardi nel 2007 ai 949 stimati per il 2022. Non sorprendentemente quest’anno dovrebbe registrare un declino rispetto ai 1037 del 2021. Ciò a causa anche della tradizionalmente elevata esposizione dell’investitore italiano nei confronti dell’asset class obbligazionaria, che ha messo a segno quest’anno le peggiori performance da decenni. Secondo un sondaggio realizzato dall’Aipb, però, l’industria gode ancora di un elevato livello di fiducia da parte dei propri clienti. Interessante in particolare è il fatto che l’88% di chi ha risposto ha lodato la capacità innovativa del gruppo di private banking cui si è rivolto.
Le sfide, in termini di diffusione di una sempre maggiore educazione finanziaria e di rispondere in maniera efficace ai cambiamenti tecnologici, rappresentano per questo settore un elemento chiave per continuare a prosperare nei prossimi anni. Basti pensare al persistere della scarsa diffusione degli asset privati nei portafogli della clientela (pari a poco più dello 0,9% degli Aum) o al potenziale impatto dirompente sui mercati finanziari portato da nuovi paradigmi tecnologici come la blockchain. A ciò si unisce il difficile tema del passaggio generazionale, con l’età media dei professionisti del comparto che continua a crescere, avendo superato di recente quota 50 anni.
Tutto sommato, però, nel private banking italiano vige ancora un clima di ottimismo: il Cagr stimato per le masse gestite nel prossimo biennio è +6,6%. La raccolta netta dovrebbe contribuire con un Cagr pari a +3,2%: se tale previsione si rivelasse corretta, il settore mostrerebbe ancora una volta un dinamismo ben maggiore rispetto al quadro generale dell’economia italiana.

