di Alessandro Faes, Ricercatore Osservatorio Fintech & Insurtech
Il termine open banking, ancora oggi ampiamente usato in ambito business e giornalistico, è fin dall’origine strettamente correlato alle normative introdotte tra il 2015 e il 2020 nel Regno Unito e in Europa. Nel 2019, la Payment services directive 2 (Psd2) ha concluso il proprio iter ed è entrata in vigore nell’Unione Europea, Italia compresa, con l’obiettivo di regolare e migliorare il mercato dei servizi di pagamento. Tra le disposizioni più significative della Psd2, vi è l’obbligo imposto alle banche di condividere alcuni dati dei propri clienti, previo consenso degli stessi, con specifici fornitori di servizi di pagamento di te rze parti. La direttiva ha definito la figura dei fornitori di servizi di pagamento terzi (third party provider) che possono accedere ai dati dei conti di pagamento dei clienti tramite l’utilizzo di Api(Application programming interface) e fornire loro servizi alternativi rispetto a quelli della banca quando ne facciano richiesta.
In linea con le previsioni della normativa, l’open banking è diventato così sinonimo di apertura alla condivisione dei dati e servizi bancari tra le banche e attori terzi. L’open banking mirava ad aprire le porte dell’industria bancaria a innovazioni esterne e a nuovi attori del mercato, aumentando la concorrenza e migliorando l’esperienza dell’utente.
L’impatto della Psd2 e dell’open banking nel settore bancario è stato significativo, anche al di là delle specifiche prescrizioni normative. Le banche tradizionali hanno iniziato a valutare strategicamente i dati dei propri clienti, un asset che veniva considerato a completa disposizione e spesso trascurato, e a considerare la collaborazione con attori terzi per migliorare i propri servizi e mantenere la fidelizzazione dei clienti. La direttiva ha “aperto”, sia metaforicamente che letteralmente, notevoli opportunità in ambito finanziario per innovare, arrivando a fare parlare di open banking come di un sinonimo di open innovation, o innovazione aperta, nel mondo bancario.
Un concetto limitato
Gli impatti e le strategie correlate hanno portato velocemente il mondo finanziario, tanto il mercato, quanto i regolatori e l’accademia, a considerare il concetto di open banking come limitato. Già nel 2019, l’Osservatorio fintech & insurtech aveva richiamato l’attenzione sulla necessità di evolvere il concetto verso l’open finance, per due motivi che oggi sono ancora più evidenti.
In primo luogo, è emerso in modo chiaro e consolidato che per fare leva davvero sui dati e favorire l’innovazione non ci si può limitare ai dati bancari su conti e pagamenti. L’innovazione autentica e completa, che raggiunga gli obiettivi indicati della Psd2 e incorporati da una gran parte degli operatori finanziari, non può prescindere dalla creazione di modelli di business basati sullo scambio e sulla valorizzazione di tutti i dati. Ciò include i dati più vicini al mondo bancario, come quelli sui prestiti, ma anche altri legati al comparto delle assicurazioni o degli investimenti.
La Commissione europea stessa, nella propria Digital finance strategy, ha identificato la necessità di potenziare la condivisione di diversi tipi di dati ai fini dell’apertura del settore finanziario nel complesso.

