A cura di Allianz Global Investors a cura di Thomas Tilse, Director, Head of Portfolio Strategy Private Clients

Utili trimestrali superiori alle attese, ma previsioni prudenti da parte delle società, con qualche divergenza fra Stati Uniti ed Europa: siamo nel bel mezzo di una stagione di pubblicazione dei bilanci ricca di colpi di scena

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, oltre il 90% delle società rappresentate nell’S&P 500 ha già reso noti i dati relativi ai primi tre mesi dell’anno. Si nota, in proposito, che prevalgono le sorprese positive in termini sia di fatturato (per il 68% delle imprese) sia di utili (per il 77% delle imprese).

Tale risultato si deve soprattutto alle caute previsioni formulate a inizio anno. In particolare, dato il contesto di forte aumento di tassi di interesse e inflazione, erano state previste pressioni sui margini aziendali. Da una media dei bilanci sinora pubblicati risulta tuttavia un calo meno consistente di quanto temuto, pari al -3% rispetto al trimestre precedente, mentre gli analisti avevano stimato una flessione media del 7%.

Le società dell’S&P 500 hanno registrato un incremento medio migliore del previsto in termini di fatturato (+2,6%) e utili (+6,4%). Nello specifico, tale performance si deve a un contesto economico nel complesso più solido, sostenuto da consumi più stabili rispetto alle attese.
Inoltre le prime 10 società del settore tecnologico USA hanno mantenuto la loro posizione sul mercato globale.

Il calo dei prezzi di petrolio e gas ha contribuito a una riduzione dei costi, un trend importante soprattutto per l’Europa. Le società dell’EuroStoxx50 hanno conseguito un rialzo degli utili addirittura del 3%. E la stabilizzazione è stata generale. I produttori di beni di lusso ma anche le utility, le compagnie petrolifere, le società attive nei generi alimentari e persino le case automobilistiche hanno riportato dati di bilancio relativamente solidi.

Evidentemente in molti casi è stato possibile alzare i prezzi prima che l’incremento dei costi iniziasse a incidere sui risultati. Pertanto settori come quello automobilistico sono riusciti a conseguire utili più consistenti malgrado vendite unitarie inferiori.

Per quanto riguarda i generi alimentari i consumatori sono sembrati disposti ad accettare un netto rincaro nel quadro dell’aumento generalizzato dei prezzi. Da uno sguardo ai grandi marchi europei si nota che a fronte di vendite stagnanti o leggermente negative il fatturato è cresciuto del 10% circa proprio grazie a ll’incremento dei prezzi.

Nel settore bancario europeo le sorprese positive sugli utili hanno riguardato addirittura il 95% delle società, con risultati mediamente superiori alle attese del 24%. Tale risultato è ascrivibile a margini di interesse e commissioni più elevati.

Interessante osservare che oltreoceano è accaduto l’esatto opposto: gli istituti USA, e in particolare le banche regionali, risentono della curva invertita dei tassi e faticano a trattenere i depositi di grandi dimensioni. Se i clienti chiudono i depositi in massa, le banche devono realizzare le perdite sugli investimenti in obbligazioni governative. Ecco perché gli utili del settore sono sotto pressione. Di conseguenza, da inizio anno l’indice delle banche USA registra perdite record e risulta essere il sotto indice con il dato peggiore in termini di sorprese positive sul fronte degli utili.

A metà del secondo trimestre gli investitori sono combattuti circa le prospettive future. Malgrado il lieve aumento della fiducia sulla scia di risultati aziendali superiori alle aspettative, il calo di diversi indicatori economici anticipatori, tra cui il recente sondaggio ZEW per la Germania o i dati sulla produzione in Germania e negli Stati Uniti (v. l’indice Empire Manufacturing), induce alla cautela.

Gli ultimi sondaggi della Bank of America (BofA) tra gli investitori istituzionali globali portano alla medesima conclusione (Bank of America Research). Le previsioni sulla crescita sono ancora caratterizzate da un forte scetticismo, simile a quello registrato durante la crisi finanziaria, le allocazioni nel mercato monetario si attestano a livelli record e gli asset rischiosi sono tuttora sottopesati.

Naturalmente anche i vertici aziendali (i Chief Executive Officer, o CEO) e gli analisti sono consapevoli dei rischi di recessione e si esprimono con prudenza sul prosieguo dell’anno. Stando alle indagini di BofA, il consensus prevede una crescita degli utili pressoché nulla, anche se alcuni dirigenti d’azienda hanno azzardato stime a due cifre e l’andamento operativo appare ancora solido. Chi ha ragione?

Questa settimana

Questa settimana gli economisti torneranno ad avere il sopravvento. Al centro dell’attenzione ci saranno gli indici dei responsabili degli acquisti relativi ai principali Paesi industrializzati, pubblicati a partire da martedì. Inoltre, mercoledì sarà reso noto l’indice della fiducia delle imprese ifo e giovedì il sentiment dei consumatori per la Germania. La settimana si chiuderà con i dati sui consumi e sul reddito personale disponibile negli Stati Uniti, nonché con il deflatore della spesa al consumo, molto utile per l’andamento dell’inflazione. Conosceremo inoltre i nuovi ordinativi di beni durevoli (sempre negli USA), che daranno un’idea sulle prospettive del settore manifatturiero dopo il duro colpo subito.

Che cosa possiamo dedurre per il futuro? Salta subito all’occhio che a fronte del conflitto in Ucraina e della conseguente crisi energetica – con tutte le relative sanzioni in ambito commerciale e le turbolenze sul fronte politico – le società hanno mostrato una capacità di adattamento senza precedenti. Un aspetto che forse gli economisti puri hanno sottovalutato.

I mercati obbligazionari, in base alla curva dei tassi invertita, suggeriscono il contrario di quello che i mercati azionari sembrano indicare con i loro nuovi record massimi. Chi ha ragione? Di norma, nel lungo periodo le aziende , e quindi i mercati azionari, tendono a dare il segnale corretto. Ma può volerci del tempo se prima si deve attraversare una recessione più o meno pronunciata come quella anticipata dal mercato obbligazionario. Occorre pazienza.