I principali appuntamenti della settimana e le previsioni di Allianz GI sulle probabili decisioni della Bce e della Fed

A prescindere dalle riunioni delle banche centrali, ci aspettiamo che i dati statunitensi della prossima settimana vedano un’attenuazione della spesa per i consumi e della crescita della produzione industriale dopo i guadagni particolarmente consistenti di aprile. Con tutta probabilità, gli indicatori anticipatori del settore manifatturiero rimarranno deboli. La pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) per il mese di maggio dovrebbe vedere un ritmo annuale più lento sia dell’inflazione headline sia di quella core, mentre il PPI si è recentemente attenuato.

Nell’area dell’euro la produzione industriale potrebbe invertire la significativa debolezza registrata in aprile, ma ci aspettiamo che l’indicatore di sentiment del Zentrum für Europäische Wirtschaftworschung (ZEW) si indebolisca ulteriormente.

I dati sul mercato del lavoro del Regno Unito acquisiranno rilevanza dopo il significativo indebolimento segnalato dalla pubblicazione del mese scorso. Data un’inflazione core di quasi il 7% su base annua, la Bank of England ha bisogno di assistere a un materiale rallentamento dell’economia britannica se non vuole che i tassi di interesse salgano ai livelli degli Stati Uniti o oltre – nonostante nel Regno Unito la crescita tendenziale sia molto più debole. I dati sulla produzione industriale rimarranno probabilmente deboli.

Infine, è probabile che i dati sulle vendite al dettaglio, sugli investimenti e sulla produzione industriale della Cina mostrino un ritmo di crescita annuale più contenuto. L’entità dell’attenuazione sarà importante, poiché il mercato nutre speranze in nuovi stimoli politici a sostegno dell’attività.

In conclusione, ci aspettiamo che la BCE aumenti i tassi d’interesse di 25 pb, considerando l’evidenza di una maggiore crescita dei salari, e che la Fed mantenga i tassi invariati la prossima settimana. Tuttavia, prevediamo che entrambe le banche centrali non tarderanno a segnalare la necessità di intervenire ancora per ridurre l’inflazione: in presenza dei primi segnali di indebolimento della crescita, l’ulteriore inasprimento monetario potrebbe accrescere le tensioni sul mercato nel corso dell’anno, ma è chiaro che le principali banche centrali hanno ancora molto da fare.