Se dovesse persistere, il recente aumento del prezzo del petrolio minaccia di interrompere processo di disinflazione in atto nella maggior parte dei mercati emergenti. S&P Global Ratings

L’accelerazione delle quotazioni del barile potrebbe rallentare o ritardare la riduzione dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali, che secondo le attese avrebbero dovuto allentare le proprie politiche nei prossimi trimestri.

Ciò è particolarmente valido per i principali importatori netti di energia dei mercati emergenti, in quanto il potenziale indebolimento dei conti esteri potrebbe rendere le banche centrali più caute nel ridurre i tassi, per evitare deflussi di capitale disordinati.

Cile, Ungheria, Polonia, Turchia, Filippine, Thailandia e India sono i maggiori importatori netti di energia. In questi casi, in presenza di un’inflazione generalmente elevata, i tassi di interesse nazionali sono particolarmente sensibili all’aumento dei prezzi dell’energia.

Se il rialzo dei prezzi dell’energia dovesse mantenere i tassi d’interesse alti più a lungo del previsto, il rifinanziamento del debito diventerebbe più difficile, soprattutto per i Paesi con rating più basso. Le scadenze dei mercati emergenti con rating speculativo sono relativamente gestibili nel 2024, con il 17,6% del debito totale in scadenza, ma aumentano significativamente nel 2025 (24,5%) e nel 2026 (31,5%).