Weekly Newsletter di Cassa Lombarda: l’analisi settimanale dei mercati finanziari a cura dell’Advisory
Macro review
Nel terzo trimestre il PIL cinese è cresciuto di quasi il 5% anno su anno, in frenata dal +6,3% del secondo trimestre, ma meglio delle aspettative (+4,5%). Il risultato pone la Cina sulla via del raggiungimento di una crescita annuale del 5%, l’obiettivo del governo. Sheng Laiyun, il vice responsabile dell’ufficio di statistica, ha detto in una conferenza stampa che al paese basta crescere del 4,4% per arrivare al target, “siamo fiduciosi si possa arrivarci”.
Lato USA, secondo la Fed l’economia non se la passa affatto male, essendo cambiata poco o niente rispetto a sei settimana fa. La banca centrale, al termine dell’ultimo meeting del board, in settembre, aveva affermato che la crescita economica è “solida”. C’era per l’intervento del governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, all’Economic Club di New York.
In sintesi: 1) i banchieri centrali si stanno muovendo attentamente in campo monetario dopo il sensibile rialzo dei tassi varato lo scorso anno; 2) il mercato è impaziente, ci vuole tempo perché la stretta faccia effetto e rallenti l’inflazione; 3) la politica monetaria Usa non è “troppo restrittiva”, per cui la porta non è chiusa del tutto ad ulteriori rialzi; 4) da qui in poi occorre essere molto cauti di fronte alle crescenti “incertezze vecchie e nuove” e alle “elevate tensioni geopolitiche che pongono importanti rischi all’attività economica globale”.
Azioni
Settimana in rosso per tutte le borse, i fattori condizionanti sono stati le forti tensioni in Medio Oriente, la preoccupazione sull’andamento di tassi/inflazione e in ultimo la persistente debolezza della Cina. A Wall Street, i tre indici principali hanno chiuso l’ottava con perdite intorno al -2/-3%, ma nessuno di essi ha evidenziato allerte di particolare gravità sul quadro di fondo.
L’S&P500 (4.224) e il Nasdaq (12.983) restano per ora a debita distanza dalle rispettive soglie critiche a 4mila e 12.600 punti. Il nostro FTSEMIB (27.357) ha perso in totale il -3,1%, peggior settimana da inizio agosto. Soglie chiave da monitorare a 26mila/25.500 punti. Dal punto di vista dell’analisi tecnica, è sempre la Cina a preoccupare. L’indice CSI 300 è scivolato stamattina sotto la soglia chiave di 3.500 punti per la prima volta dal febbraio 2019. E l’assenza di un pronto recupero potrebbe aprire la strada a una ulteriore discesa fin verso 3mila/2.900 punti, per una perdita potenziale intorno al -15%.
Obbligazioni
Settimana in profondo rosso per il mercato obbligazionario. Il Treasury decennale ha perso l’1,6% per un rendimento a 4,91%. Treasury biennale a 5,12%. Entrambi sui massimi dal 2007. In Eurozona Btp e Bund decennale hanno registrato perdite settimanali dell’1,1%. Si riparte da 4,93% e 2,89%. Spread 203. Sensibile allargamento anche per la componente High Yield, più moderato per la parte Investment Grade. S&P Global Ratings ha confermato il rating dell’Italia a BBB/A-2 con outlook stabile.
Valute e materie prime
Il prezzo dell’oro si è spinto sui massimi da tre mesi, seconda settimana consecutiva di guadagni (+5,45% e +2,51%) pur in presenza di un dollaro cedente e di una risalita dei rendimenti di mercato. Al momento sono le turbolenze geopolitiche a guidare il sentiment degli investitori, il rischio che la guerra in Medio Oriente possa estendersi è ancora elevato e favorisce gli acquisti di beni rifugio. Il petrolio chiude la seconda settimana positiva di seguito (+2,00%).
Nonostante la forte volatilità di breve, sul quadro di fondo prevale ancora una logica di assestamento, le soglie di vendita sono verso 95/97 usd, ovvero sul picco del mese, i supporti verso il basso sono in area 83 e 78 usd. Il dollaro si è mosso durante la settimana, anche dopo le parole di Powell, giudicate tutto sommato equilibrate. Ora i futures sui fed funds implicano una probabilità del 22% che la Fed alzerà i tassi a dicembre, in riduzione rispetto al 39% prima dei commenti di Powell, mentre prevedono nessuna possibilità di un aumento a novembre.
Al momento area 1,05 è un valido livello di supporto, probabilmente solo un aggravarsi del quadro geopolitico o una recrudescenza dell’inflazione USA potrebbero accelerare la tendenza del dollaro.
Outlook
In settimana sono in agenda alcuni dati chiave per capire le prossime mosse della Fed. Giovedì, l’anticipazione del Pil relativo al terzo trimestre, mentre venerdì toccherà all’indice Pce ‘core’ di settembre, una delle misure dell’inflazione più attentamente monitorate dalla banca centrale statunitense. Sempre giovedì, in Europa, sarà la volta del meeting BCE.

