«Il primo semestre dell’anno si è rivelato molto favorevole per il mercato high yield europeo», ha affermato Quaestio, «che mette a segno un risultato superiore al 3%, decisamente migliore di quello investment grade (0,55%) e, soprattutto dei governativi a fronte di una buona qualità del credito
Dopo circa 15 anni dalla fondazione, Quaestio Capital Management Sgr, società interamente italiana con sede a Milano, ha oggi circa 14 miliardi in gestione e un team di 40 persone, costituito pezzo per pezzo nel corso degli anni. L’interesse è soprattutto nei confronti dell’obbligazionario, sul quale sono stati costituiti, sia fondi Ucits, sia strumenti alternativi. Ed è proprio per parlare di bond e delle prospettive del settore, soprattutto nel comparto degli high yield, che Quaestio si è presentata alla stampa. Dopo un’introduzione di Federico Valesi, cfa, lead portfolio manager credit strategies, che ha riassunto l’andamento dei mercati obbligazionari negli ultimi due anni e ha messo a fuoco i maggiori elementi che influiranno sui mercati (inflazione e aspettative di ribasso dei tassi da parte delle banche centrali, problemi geopolitici, elezioni in tutto il mondo), ha preso la parola Alberto Biscaro, anch’esso, cfa, lead portfolio manager credit strategies.
«Il primo semestre dell’anno si è rivelato molto favorevole per il mercato high yield europeo, che mette a segno un risultato superiore al 3%, decisamente migliore di quello investment grade (0,55%) e, soprattutto dei governativi, caratterizzati da performance ancora negative. Del resto, il contesto è quello giusto per attrarre gli investitori verso un’asset class che offre rendimenti generosi a fronte di una buona qualità del credito». Nell’attuale contesto vengono previsti anche tassi di default in diminuzione, partendo dagli attuali 6% per gli Stati Uniti e 3,9% per l’Europa.
Circa sulla stessa linea Filippo Moroni, portfolio manager credit strategies: «Con un contesto macroeconomico che rimane favorevole per i risky asset, continuiamo a essere costruttivi sul segmento high yield europeo anche per la seconda metà dell’anno. Gli interessanti rendimenti rispetto al passato continueranno ad attirare capitali verso l’asset class, come hanno fatto nella prima parte dell’anno».
E nelle scelte di portafoglio di Moroni sono stati individuati anche alcuni settori particolarmente interessanti. «È da sottolineare l’evoluzione degli emittenti bancari periferici negli ultimi anni: hanno svolto un importante lavoro di riduzione degli Npl e di rafforzamento del capitale, culminato con il ciclo di aumento dei tassi che ne ha ulteriormente incrementato la profittabilità. Così banche come quelle greche e alcune portoghesi sono passate da rating di CCC e B a forti candidati investment grade».
Interesse anche per il settore immobiliare che ha molto sofferto negli ultimi anni: «Queste società, tipicamente con leve finanziarie alte, hanno visto i corsi dei propri bond precipitare nell’anticipazione che esse avrebbero significativamente svalutato i propri immobili a bilancio. A oggi, però, con la Bce che ha cominciato una fase di allentamento monetario e un mercato immobiliare sano, potremmo assistere a una ripresa del settore, in parte già avvenuta in questa prima metà dell’anno, ma che ha ancora margine per proseguire». Visione negativa, invece, per il settore automotive nel suo complesso.

