A cura di Jens Foehrenbach, Head of Public Markets, Discretionary, Man Group e dei gestori di portafoglio di Man Group Michael Zhu, Mike Corcell e Bob Gallagher

Con il clamoroso ritorno di Donald Trump, c’è da aspettarsi un mix di protezionismo e deregolamentazione che potrebbe sconvolgere il commercio globale e incentivare le imprese domestiche, costringendo i mercati e i decisori politici a piegarsi alla sua audace agenda economica.

Calvin Coolidge, il 30° presidente degli Stati Uniti, una volta disse: “Gli affari dell’America sono affari”, e questo vale anche per le elezioni. Dopo una dura battaglia, Donald J. Trump è stato eletto 47° Presidente degli Stati Uniti.

Ecco le nostre prime considerazioni sulla sua rielezione:

L’elettorato si è trovato di fronte a una scelta chiara: il protezionismo di Trump con dazi su ampia scala, tagli alle tasse mirati e deregolamentazione contro l’aumento delle tasse e l’espansione normativa di Harris. Il risultato elettorale dà al nuovo governo degli Stati Uniti un chiaro mandato per potenzialmente implementare i dazi, che ricordano quelli imposti dallo Smoot-Hawley Tariff Act sotto il presidente Hoover nel 1930. Anche se c’è la speranza che la retorica della campagna elettorale sia stata per lo più una tattica di negoziazione per futuri accordi commerciali, nessuno può affermare di non essere stato avvertito.

Queste misure avrebbero un impatto significativo sulle grandi economie esportatrici, in particolare su Cina, Messico e Unione Europea, con la Germania che ne risentirebbe in modo particolare. Queste sfide si presentano in un momento particolarmente difficile per Cina e Germania. Entrambe alle prese con problemi economici strutturali interni. Per quanto riguarda l’Asia, un dollaro più forte e un percorso di riduzione dei tassi della Federal Reserve potenzialmente più limitato ridurranno i fattori a supporto per la regione.

Nessun mercato libero, né prudenza di bilancio

Purtroppo, nessuno dei due partiti ha offerto politiche di libero mercato o di prudenza di bilancio. Trump è favorevole alle imprese ma probabilmente non ai mercati, tranne per quanto riguarda il tema della deregolamentazione. Detto questo, i repubblicani comprendono che la politica di bilancio trae vantaggio dallo status di valuta di riserva del dollaro, rendendo improbabile un significativo sell-off dei titoli di Stato statunitensi.

Tuttavia, ciò non significa che gli Stati Uniti non dovranno fare i conti con rendimenti più elevati. Il che potrebbe vincolare le priorità politiche. Questo potrebbe anche limitare gli impulsi più radicali di Trump, dato l’impatto sul mercato azionario, che probabilmente rimarrà un barometro del suo successo e della sua popolarità.

I consulenti del nuovo Presidente ritengono che uno degli errori principali dell’amministrazione Biden sia stato quello di iniettare liquidità attraverso programmi come l’Inflation Reduction Act, soffocando al contempo l’attività con le regole.

Detto questo, le aziende statunitensi potrebbero ora trovarsi di fronte a un simile fenomeno: beneficeranno di un regime normativo favorevole alle imprese, ma i settori esposti alle importazioni potrebbero soffrire a causa dei dazi. Per gli investitori, questo contesto porterà probabilmente a performance settoriali e societarie divergenti, rendendo cruciale la selezione dei titoli.

I tira e molla su dazi e regolamentazione spingono i titoli azionari USA

La rielezione di Trump lascia presagire che ci sarà una significativa attenzione all’ulteriore riduzione delle aliquote fiscali dal 21% al 15% per le imprese del settore manifatturiero che producono negli Stati Uniti, con notevoli vantaggi per le società più piccole grazie alla riduzione degli oneri fiscali, alla promozione degli investimenti domestici e alla creazione di posti di lavoro.

Tuttavia, le rinnovate pressioni inflazionistiche potrebbero limitare la capacità della Federal Reserve di ridurre i tassi di interesse, con un impatto sulle imprese a piccola capitalizzazione che fanno affidamento sul debito a tasso variabile.

La centralità dei dazi crea incertezza, in particolare per i settori fortemente dipendenti dalle importazioni. L’impatto settoriale comprende i finanziari, che in genere beneficiano di tassi di interesse più elevati e di una regolamentazione più snella; i beni di consumo discrezionali, che devono affrontare le sfide dei dazi e del costo del lavoro; l‘energia, che vede guadagni nel petrolio e gas ma potenziali penalizzazioni per le rinnovabili.

L’ammorbidimento dell’antitrust stimolerà l’attività di M&A

Sebbene Trump non sia necessariamente un repubblicano tradizionale a favore del libero mercato, si prevede che un eventuale ammorbidimento del regime antitrust storicamente aggressivo della precedente amministrazione creerà uno scenario molto più favorevole per le operazioni di M&A.

Le aree di interesse includeranno le operazioni verticali, che sono state uno dei temi principali dell’esame della Federal Trade Commission e del Dipartimento di Giustizia negli ultimi quattro anni, nonché i settori della sanità e della tecnologia. Anche l’attività di private equity è rimasta significativamente indietro nel 2024. Ma è probabile che si riprenda grazie ai trilioni di fondi disponibili e al previsto calo dei tassi di interesse.

Un impatto modesto sui mercati del credito

Al momento della stesura del presente documento, la Presidenza e il Senato sono passati sotto il controllo repubblicano, mentre la Camera è ancora in bilico. Il che suggerisce un potenziale governo diviso. L’esecutivo e il Senato repubblicani unificati potrebbero aumentare le pressioni di bilancio, poiché è improbabile che la riduzione delle tasse sia compensata da tagli alla spesa, con conseguente aumento dei deficit e dei tassi di interesse.

Sul mercato del credito societario, i settori energetico, finanziario e parte di quello sanitario potrebbero beneficiare di un regime normativo favorevole alle imprese. Mentre i settori esposti alle importazioni potrebbero soffrire se Trump imponesse dazi. Un contesto di tassi più elevati dovrebbe anche aumentare l’attrattiva dei prestiti a tasso variabile, delle collateralized loan obligations e delle strategie di direct lending.

Nonostante queste dinamiche, l’impatto immediato sui mercati del credito dovrebbe essere modesto, dato che la traiettoria di riduzione dei tassi della Fed e le tendenze chiave del mercato, come la crescita del credito privato, proseguono in maniera costante.

Con il potenziale controllo diviso, si attenuano le preoccupazioni per l’aumento del deficit, spostando l’attenzione su ciò che Trump può ottenere nella politica commerciale senza la piena cooperazione del Congresso.

Tuttavia, prevale il nostro ottimismo

Fedeli al vero spirito americano, vogliamo offrire una nota di ottimismo (soprattutto ai nostri lettori europei). Indipendentemente da quello che sarebbe stato il risultato elettorale, non abbiamo mai creduto che avrebbe distrutto la democrazia o l’economia degli Stati Uniti.

Il sistema di controlli e contrappesi della nazione è abbastanza robusto da resistere all’influenza di quelle che alcuni considerano le tendenze autocratiche del prossimo presidente, e le sue fondamenta economiche sono forti.