Gli italiani faticano a trasformarsi da risparmiatori a investitori. È la paura ad impedire a molti risparmiatori di diventare investitori, ovvero risparmiatori consapevoli. Carlo Benetti, Market Specialist di GAM

La regola di molti risparmiatori è la regola coniata dal grande Bearzot nel 1992, “primo non prenderle”, si tengono alla larga dai mercati finanziari, hanno paura del rischio, temono i possibili crolli dei listini e le perdite di valore del capitale.
Beninteso, a nessuno piace vedere diminuire il valore del proprio denaro, ma l’investitore sa che i crolli del mercato, per quanto dolorosi e sgradevoli, sono eventi che capitano e che nel tempo vengono superati. L’investitore assume un orizzonte temporale lungo, paga le attese di rendimento con la rinuncia alla disponibilità sostanziale di parte del suo risparmio. L’investitore considera il crollo come un evento possibile ma non esiziale, il risparmiatore sta lontano dai mercati finanziari perché dei crolli ha paura.
La paura dei risparmiatori
È la paura ad impedire a molti risparmiatori di diventare investitori, ovvero risparmiatori consapevoli che il rischio è la moneta che compra il rendimento, che il premio al rischio è la compensazione della paura, che il tempo è un formidabile alleato. Quando i risparmiatori avranno imparato a prendere decisioni non sulla base delle loro paure ma in base agli obiettivi e alla pianificazione di lungo termine, saranno veri investitori, magari aiutati dai consigli di un professionista di fiducia.
E a proposito di paure, non è scontato che agosto riservi ai mercati finanziari la stessa tranquillità goduta dalle famiglie in vacanza. Il mix di valutazioni prossime ai valori record, compiacenza, rischi di inflazione e tassi mantenuti alti potrebbero tradursi in movimenti di ribasso.
L’indicatore Barclays che misura l’“euforia azionaria”, un indice composito che tiene conto dei flussi dei derivati, della volatilità e del sentiment, è salito a livelli di guardia. L’indice mostra la condizione di euforia del mercato, sostenuta in buona misura anche dall’attività di investitori privati attivissimi sulle piattaforme di trading: dalla flessione di aprile si è verificata una corsa agli asset rischiosi come meme stock, crypto asset e azioni di piccole società ancora prive di profitti.

