Guillermo Felices, Global Investment Strategist di PGIM Fixed Income

 

 

La Francia è sotto pressione. Nel giro di pochi giorni, la diplomazia francese ha richiamato l’ambasciatore italiano e quello statunitense. Due gesti che rispecchiano un nervosismo crescente e un malessere strutturale del Paese su diversi livelli: politico, economico e morale.

I mercati hanno reagito, come previsto, all’ultimo shock politico in Francia. Gli spread con la Germania si sono allargati, le azioni francesi hanno sottoperformato e l’euro è debole rispetto al dollaro.

Le elezioni anticipate rimangono un rischio e un governo più populista sarebbe un risultato sgradito per i mercati. Ma questo non è il nostro scenario di base.

Fondamentalmente, non si tratta di una novità. Abbiamo assistito a uno shock simile lo scorso anno con un voto di fiducia e un nuovo primo ministro, e la situazione fiscale in Francia è ampiamente nota.

Guillermo Felices

L’elevato debito e il deficit del Paese rappresentano una sfida crescente e i policymaker non sono stati in grado di affrontare questi problemi in modo efficace.

Sebbene la situazione sia grave, parlare di salvataggi è prematuro e il quadro macroeconomico generale in Europa è positivo, con una crescita resiliente, un calo significativo dell’inflazione e diversi tagli dei tassi da parte della BCE.

Dal punto di vista delle valutazioni, le curve dei rendimenti 2/10 anni in Francia – e in altri titoli di Stato europei (EGB) come quelli italiani – sono già circa il doppio più ripide rispetto a quelle degli Stati Uniti. E la situazione politica sta rendendo il mercato ancora più interessante.

Per gli investitori a lungo termine disposti a tollerare una certa volatilità, il clima di instabilità politica sta creando opportunità tattiche da cogliere, soprattutto se gli spread continueranno ad ampliarsi.