“Le infrastrutture sono la spina dorsale dell’economia di domani – e l’Italia si trova di fronte a una trasformazione che definirà il suo futuro. Noi di Swiss Life Asset Managers vediamo questo momento non solo come un’opportunità di investimento, ma come un’occasione per contribuire a costruire una società più connessa, sostenibile e resiliente attraverso partnership di lungo periodo e capitali lungimiranti”.
Quelle riportate sono le parole di Antonio Iaquinta, head of sales per il Sud Europa di Swiss Life Asset Managers in occasione del secondo evento organizzato dall’asset manager sugli investimenti infrastrutturali lo scorso 30 ottobre a Milano.
UNA STORIA LUNGA 168 ANNI
Swiss Life Asset Managers, le cui radici risalgono al 1857 e con masse in gestione pari a di 301,7 miliardi di euro (dati del 30/06/2025), gestisce gli asset di Swiss Life e di clienti istituzionali e privati come i fondi pensione, offrendo soluzioni di investimento responsabili e a lungo termine nelle diverse asset class.
FOCUS INFRASTRUTTURE
Il bisogno di investimenti in infrastrutture a livello globale è stato stimato oltre i 100 trilioni di dollari nei prossimi 15 anni, una cifra definita “astronomica” che riguarderà non solo nuovi progetti in economie in via di sviluppo, ma soprattutto per modernizzare e ampliare quelle esistenti nelle economie avanzate.
Anche il settore infrastrutturale italiano sta entrando in una fase di forte crescita, con investimenti che dovrebbero raggiungere i 49,92 milioni di euro nel 2025 e un’espansione a un tasso di crescita annuo composto del 5,73% fino al 2033. Inoltre, il tema delle infrastrutture ha sempre più maggiore rilevanza, visto il ruolo che il segmento ricopre quando si parla di transizione energetica, digitalizzazione e mobilità sostenibile. Questi aspetti sono stati affrontati dall’asset manager, con particolare attenzione ai piani di crescita strategica, alle prospettive macroeconomiche e alle opportunità di investimento in infrastrutture.
RESILIENZA
Secondo Gabriele Damiani, head Core Infrastructure Investments, la stabilità e la resilienza di questa asset class è oramai acclarata dai risultati raggiunti negli ultimi 20 anni. Inoltre dal 2022 il mercato si è modificato: la crescita dei mega-fondi ha generato un divario, ma anche un’opportunità, per acquistare aziende che offrano valore aggiunto e c’è stato anche un re-pricing del ritorno aggiustato per il rischio delle infrastrutture più classiche. Oggi “si possono acquistare aziende con un profilo di rischio simile a quello del periodo prima 2022 con rendimenti 200-300 punti base superiore”, ha ricordato Damiani.
Gianfranco Saladino, head Value-Add Infrastructure, ha spiegato l’approccio utilizzato nella strategia da lui gestita, caratterizzandolo come l’applicazione della mentalità del private equity all’asset class infrastrutturale. Ciò permette di creare valore, attraverso un’attività impegnativa di investimento in aziende medio piccole, per poi vederle diventare mature con il trascorrere degli anni: è un segmento di mercato dove i player sono relativamente pochi perché si tratta di lavorare alacremente per operazioni di taglio anche limitato.
DEMOCRATIZZAZIONE DGLI INVESTIMENTI
Il fatto che l’investimento in infrastrutture sia sempre stato appannaggio degli investitori istituzionali ha spinto Swiss Life Asset Management di sfruttare la nuova normativa sugli Eltif 2.0 per realizzare una soluzione per investitori private e wealth, finanziariamente educati.
Sul tema è intervenuto Tristan Schirra, portfolio manager Infrastructure Equity, che ha parlato dei benefici della diversificazione e di come, da questo punto di vista, investire in infrastrutture non quotate possa essere una soluzione che permette di migliorare i ritorni di un portafoglio multi -asset e di diminuirne la volatilità. In quest’ottica, uno specifico riferimento è stato fatto all’Eltif 2.0, Privado, che offre l’accesso a un portafoglio diversificato di attività infrastrutturali private, un segmento storicamente riservato agli investitori istituzionali.


