L’outlook 2026 di Carmignac, presentato da Raphael Gallardo, Chief Economis del gruppo, e Kevin Thozet, Member of the Investment Committee,si caratterizza per un tono tutto sommato cauto

 

CARMIGNAC 2022

La società di asset management francese infatti nella propria analisi sottolinea come per il 2026 i driver di crescita globale essenzialmente continueranno a essere gli stessi 3 che hanno segnato il 2025: l’espansione del capex dell’intelligenza artificiale, l’allargamento dei budget militari e in generale una politica fiscale parecchio generosa.

E’ interessante notare come pochissime nazioni registrino un rafforzamento di tutti i pilastri menzionati: Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e (parzialmente) Giappone.

Germania e Francia ad esempio si caratterizzano per imponenti piani di spese militari e un disavanzo rilevante. Quest’ultimo in compenso rappresenta l’unica vera dinamo di Italia,Spagna e Regno Unito.

Dall’altra parte ad esempio Olanda e Taiwan si configurano come economie pienamente coinvolte nel boom dell’AI e (comprensibilmente) impegnate in rilevanti sforzi di rafforzamento dei propri eserciti, mantenendo però al contempo una certa disciplina nella gestione delle casse dello Stato.

Gli Stati Uniti in compenso dovrebbero registrare una nuova fase di accelerazione nel primo trimestre del prossimo anno grazie al dispiegarsi degli effetti del Big Beautiful Bill, che andrebbero in tale periodo a fornire un 1% aggiuntivo al pil. Le misure incluse nel pacchetto amplierebbero la base di consumo di un sistema che oggi dipende sempre di più dal 10% delle famiglie più benestanti.

Secondo Gallardo e Thozet ciò dovrebbe condurre da una condizione definita come economia a forma di K a una più classica V, in cui l’inflazione continuerebbe a farsi sentire

Dall’altra parte, secondo Carmignac, non siamo in un quadro di bolla per quanto riguarda l’IA. Infatti viene stimato un valore attuale netto dell’impulso complessivo all’economia mondiale di 23 trilioni di dollari grazie a un incremento annuo della produttività dell’1,5% sul lungo termine. Tale cifra si configura come di gran lunga superiore ai circa 5 trilioni previsti per gli investimenti necessari al settore.

Kevin Thozet

I rischi all’orizzonte però non sono irrilevanti: in particolar modo un modello di consumo come quello statunitense, basato sempre di più sull’effetto ricchezza generato dal mercato azionario, per sua natura mostra caratteristiche di fragilità. Soprattutto in una situazione di crescente nervosismo da parte dei bond vigilante verso governi sempre meno capaci di imporre disciplina nei conti pubblici.

 

Non sorprende che i due executive di Carmignac parlino in maniera esplicita di possibilità di assistere a un “momento Liz Truss”. In quest’ottica il Giappone è da tenere d’occhio a causa dei  tentativi di ritorno agli stimoli dell’Abenomics. Questi ultimi mal si conciliano con una rinascita dell’inflazione e la continua ascesa dei rendimenti del decennale locale.

La perenne debolezza dello Yen tuttora costituisce la fonte principale di finanziamento di un importante carry trade:

qualora il Sol levante fosse costretto a invertire bruscamente la rotta, gli sbalzi di volatilità sugli asset rischiosi risulterebbero con ogni probabilità imponenti.