I commenti di Kevin Thozet, Carmignac, Michael Krautzberger, Allianz Global Investors e Felipe Villarroel, TwentyFour Asset Management, sul prossimo incontro della Banca Centrale Europea

Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, ha commentato: “In linea con l’orientamento di politica monetaria definito nella seconda metà del 2025, la Banca centrale europea (BCE) dovrebbe lasciare invariato il tasso sui depositi al 2,0% nella riunione del 5 febbraio.

L’assenza, nella riunione di giovedì, di nuove proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE rafforza ulteriormente le attese di un esito invariato, con margini molto limitati per un cambiamento nel tono della comunicazione.
I recenti dati sull’inflazione sono risultati complessivamente in linea con le previsioni formulate dalla BCE a dicembre. Sebbene nelle ultime settimane le aspettative di inflazione siano aumentate, principalmente per effetto del rialzo dei prezzi delle materie prime e del petrolio, si sono di fatto riallineate alle proiezioni della stessa BCE.
Sul fronte della crescita, l’economia dell’area euro ha mostrato una resilienza superiore alle attese iniziali, sostenuta dal perdurante slancio del settore dei servizi e da una graduale stabilizzazione dell’industria manifatturiera, in particolare nei comparti legati alla difesa.
In questo contesto, la BCE dovrebbe mantenere un approccio attendista, ribadendo la dipendenza dai dati, evitando di fornire indicazioni prospettiche (forward guidance) e lasciando aperte tutte le opzioni di politica monetaria. I mercati stanno pertanto prezzando una pausa prolungata, con attese di tagli dei tassi molto contenuti – pari ad appena 6 punti base – nel 2026. Su un orizzonte più lungo, le aspettative indicano invece un rialzo dei tassi verso la fine del 2027.
Nonostante la riduzione dell’asimmetria rispetto alla fine dello scorso anno, i mercati dei tassi europei restano interessanti, in particolare come strumento di copertura contro potenziali rischi al ribasso per crescita e inflazione. Questa valutazione è ulteriormente rafforzata dalla marcata sottoperformance dei tassi europei rispetto a quelli statunitensi nel corso del 2025, lungo l’intera curva dei rendimenti e sia in termini nominali sia reali. Tale divergenza è stata in larga parte innescata dai commenti di Isabel Schnabel, che avevano suggerito un rialzo come unica possibile mossa futura della BCE. Da allora, tuttavia, il suo tono più restrittivo si è attenuato, lasciando spazio a un possibile recupero relativo dei tassi europei rispetto a quelli USA.
Infine, eventuali commenti della BCE sull’andamento del mercato dei cambi saranno oggetto di particolare attenzione. L’euro ha recentemente superato la soglia di 1,20 contro il dollaro – un livello che non si vedeva dal 2021 – e registra un apprezzamento di quasi il 17% rispetto ai minimi del 2025, includendo un rialzo del 5% nelle sole ultime due settimane. L’area di 1,20 è stata in passato indicata dal vicepresidente Luis de Guindos come un livello di attenzione. Un rafforzamento rapido e persistente dell’euro potrebbe infatti frenare le prospettive di inflazione e crescita della BCE, riaprendo potenzialmente la strada a un orientamento di politica monetaria più accomodante.”
Michael Krautzberger, Global CIO Fixed Income di Allianz Global Investors, ha aggiunto: “Alla prossima riunione la BCE dovrebbe nuovamente mantenere invariata la politica monetaria. Considerati gli attuali dati su crescita e inflazione, insieme al raffreddamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, non emerge un’urgenza immediata per la BCE di modificare la sua attuale “buona posizione”. Tuttavia, riteniamo che un taglio dei tassi a scopo preventivo sia possibile e giustificato; la riunione di marzo potrebbe offrire l’occasione per tale intervento. Il contesto macroeconomico e l’impostazione di politica monetaria continua a favorire una performance relativa migliore dei mercati dei tassi dei Paesi periferici dell’area euro.”

Felipe Villarroel, gestore di portafogli di TwentyFour Asset Management, boutique di Vontobel, ha concluso: “Per quanto riguarda la prossima riunione della BCE, non prevediamo cambiamenti nell’attuale orientamento della politica monetaria. Sebbene il recente apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro sia diventato un tema centrale a causa del suo potenziale impatto disinflazionistico, la BCE dovrebbe limitarsi a monitorare attentamente la situazione piuttosto che intraprendere azioni immediate. Le prospettive macroeconomiche, comprese le previsioni di Francoforte di dicembre che indicano una crescita dell’1,2% nel 2026 e un calo dell’inflazione all’1,9%, sostengono il mantenimento di un tasso neutro di politica monetaria.
Sebbene alcune speculazioni di mercato suggeriscano che l’euro più forte potrebbe portare a tagli dei tassi, la BCE non punta a livelli specifici di tasso di cambio per gli adeguamenti di politica monetaria. Qualsiasi risposta iniziale alla forza sostenuta dell’euro assumerebbe probabilmente la forma di un intervento verbale piuttosto che di modifiche immediate dei tassi. Un cambiamento significativo nel contesto macroeconomico più ampio, in particolare un forte calo dell’inflazione o delle aspettative di inflazione, potrebbe portare a una rivalutazione, ma questo non è lo scenario di base.”

