Petrolio, quali rischi macro dal suo rialzo? Se il rialzo delle quotazioni del barile sarà duraturo, potremmo assistere a una rinnovata pressione sulle valutazioni e sugli utili. Mathieu Racheter, Head of Equity Strategy Research, Julius Baer

I mercati azionari globali hanno prolungato il sell-off a seguito del forte aumento dei prezzi dell’energia a seguito dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente. Un movimento sostenuto del petrolio al di sopra dei 100 dollari al barile rischierebbe di spostare la narrativa dalla volatilità temporanea a un più ampio deterioramento macroeconomico ed a una rinnovata pressione sulle valutazioni e sugli utili.
Sebbene non sia il nostro scenario di base, la crescente probabilità invita alla cautela. Manteniamo quindi una posizione difensiva e spostiamo, come copertura tattica, petrolio e gas a “neutrale”.
La correzione dei mercati azionari globali ha subito un’accelerazione a causa dell’intensificarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e della forte reazione dei mercati energetici. Le interruzioni delle principali infrastrutture e rotte marittime hanno fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 17% dalla fine della scorsa settimana, mentre i prezzi del gas naturale in Europa hanno registrato un forte aumento.
Questo nuovo shock energetico arriva in un momento particolarmente delicato: anche prima dell’escalation, i segnali di inflazione si stavano rafforzando, con un aumento dei costi di produzione negli Stati Uniti e inaspettati rialzi nei prezzi dell’area Euro.
Di conseguenza, i mercati stanno rivalutando i percorsi dei tassi delle Banche Centrali in modo più restrittivo, inasprendo ulteriormente le condizioni finanziarie. La performance settoriale riflette questo cambiamento di narrativa. In Europa, i segmenti petrolifero e del gas e quelli difensivi come la sanità e i media stanno sovraperformando, mentre le compagnie aeree, le banche e le assicurazioni sono sotto pressione, data la loro sensibilità ai costi del carburante, alle aspettative di crescita e alla volatilità dei tassi.
La chiave di lettura rimane la situazione nello Stretto di Hormuz:
un’interruzione di breve durata verrebbe probabilmente assorbita dai mercati come un evento di volatilità, al contrario di una chiusura prolungata che spingerebbe il petrolio a livelli insostenibili oltre i 100 dollari al barile rischiando di spostare la narrativa da uno shock temporaneo a un deterioramento macroeconomico, uno scenario che storicamente ha coinciso con rendimenti azionari negativi.
Anche se questo non corrisponde al nostro scenario di base, la probabilità della sua concretizzazione è aumentata. Pertanto, aggiorniamo il settore petrolifero e del gas a “neutrale” per le sue caratteristiche di copertura e manteniamo, fino a quando non emergerà maggiore chiarezza, un atteggiamento complessivamente difensivo.

