Settimana dominata dalle Banche Centrali. Nei prossimi giorni è previsto l’incontro di quasi tutte le principali banche centrali. I mercati restano divisi su quale direzione prenderà il tiro alla fune tra “falchi” e “colombe”. AllianzGI

banche centrali

La Bank of Japan (BoJ) si troverà probabilmente di fronte al compito meno complesso: la sua traiettoria sui tassi resta cautamente orientata al rialzo, ma con una prudenza tale che dalla riunione di questa settimana non si attendono particolari novità.

Seguiranno poi la Federal Reserve (Fed, mercoledì), la Bank of England (BoE) e la BCE (entrambe giovedì). Come suggeriscono i recenti commenti giunti da Francoforte, la reazione della BCE dipenderà dall’andamento dei prezzi del petrolio e, dunque, dall’evoluzione del conflitto iraniano: se il greggio dovesse rimanere in prossimità dello scenario base delineato dall’istituto, il tasso sui depositi non dovrebbe subire variazioni. In caso di avvicinamento allo scenario di stress, ci si attenderebbero segnali anticipatori e graduali. In caso di forte balzo dei prezzi, sarebbe invece ipotizzabile una reazione sensibilmente più restrittiva da parte dei responsabili della politica monetaria europea.

Al netto dell’aumento dei prezzi dell’energia, lo scenario di base (che vede un’economia sottoposta a stress test ma tuttavia capace di mostrare resilienza) ha finora trovato conferma. Il flusso di dati macro attesi in settimana dovrebbe chiarire in che misura la guerra in Iran stia già pesando sugli indicatori di fiducia e se la corda stia iniziando a tendere verso la stagflazione. In Germania, lunedì l’attenzione sarà catalizzata dall’indice GfK sulla fiducia dei consumatori, termometro dello stato della domanda privata. Negli Stati Uniti, il Consumer Confidence Index (CCI) del Conference Board offrirà indicazioni sulla propensione alla spesa delle famiglie.

Mercoledì saranno pubblicati diversi indicatori della Commissione Europea per l’area euro: il Business Climate Indicator (BCI) e l’Economic Sentiment Indicator (ESI) dovrebbero riflettere l’attuale fase ciclica, mentre gli indici relativi a industria e servizi forniranno ulteriori segnali sulle dinamiche dei singoli settori. Il mercato si attende un calo della fiducia dei consumatori. In Cina, l’indice ufficiale dei direttori agli acquisti (PMI), atteso per mercoledì, dovrebbe mostrare un lieve miglioramento, restando in area di espansione.

Un altro punto di attenzione saranno i dati preliminari sull’inflazione (HICP) dell’area euro: sia l’indice generale sia quello core sono attesi in lieve rallentamento rispetto alle ultime rilevazioni. Riflettori accesi sull’inflazione anche negli USA: sia l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) che la sua componente core saranno fondamentali per comprendere quanto i costi energetici si stiano già trasmettendo all’inflazione. Inoltre, la prima stima del PIL statunitense dovrebbe indicare una crescita moderata, mentre le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione offriranno nuove indicazioni sulle dinamiche del mercato del lavoro.

Infine, verso la fine della settimana, il PMI manifatturiero dell’Institute for Supply Management (ISM) statunitense fornirà ulteriori indicazioni sullo stato di salute dell’industria americana.