Europa: le autorità europee sentono la pressione e sono più propense a cambiamenti strutturali. Eoin O’Callaghan e Nicolas Wylenzek, Macro Strategist di Wellington Management

Crediamo che il cambiamento di regime in Europa rimanga perlopiù intatto e che, semmai, possa essere accelerato dall’attuale crisi. È probabile che un impegno più concertato per rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’Europa ampli ulteriormente la gamma di opportunità per gli investitori, anche se nel breve termine è giustificata una certa prudenza.
In che modo il conflitto sta incidendo sull’Europa?
Per l’Europa, un conflitto prolungato sarebbe particolarmente problematico, poiché rappresenterebbe il terzo grande shock in poco più di cinque anni, dopo la pandemia di COVID-19 e la guerra in Ucraina.
Quanto più a lungo si protrarrà, tanto maggiore sarà il rischio di effetti negativi di lungo periodo. Nello scenario peggiore, ciò potrebbe provocare una stagflazione simile a quella degli anni ’70.
La fiducia dei consumatori europei, sebbene strutturalmente sostenuta da ingenti risparmi, è una variabile chiave da tenere d’occhio in questo contesto, poiché potrebbe contribuire a far precipitare l’economia dal rallentamento alla recessione.
Quali sono le implicazioni per il cambiamento di regime in Europa?
Riteniamo probabile che il conflitto riacceleri la transizione dell’Europa da un modello economico internazionale basato sulle esportazioni a un’economia più focalizzata sul mercato interno.
A sua volta, questo cambio di regime in corso sta creando ulteriori opportunità di investimento in settori quali:
- L’Europa deve ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di energia. Ciò significa accelerare ulteriormente gli investimenti nelle energie rinnovabili e migliorare sia la capacità di stoccaggio che l’interconnettività della rete europea, in modo che l’energia in eccesso possa essere facilmente reindirizzata dove è più necessaria.
- È probabile che l’attuale conflitto fornisca un ulteriore impulso all’aumento delle capacità di difesa europee, in particolare in aree come la produzione di droni e intercettori di missili e le tecnologie avanzate basate sull’intelligenza artificiale.
Quale sarà la reazione delle autorità monetarie?
I tempi e l’entità dell’aumento dei tassi da parte delle banche centrali dipendono dall’intensità e dalla durata del conflitto, dall’entità della risposta di bilancio, volta ad alleviare la pressione su consumatori e imprese, e dal conseguente impatto sulla crescita e sull’occupazione.. Allo stesso tempo, possiamo aspettarci una maggiore divergenza tra le politiche, poiché le conseguenze del conflitto variano a seconda dei Paesi della regione. La nostra previsione è che, inizialmente, la Banca centrale europea abbia maggiori probabilità di agire più rapidamente e in modo più incisivo rispetto alla Bank of England, data la sua attenzione più specifica all’inflazione e le lezioni apprese dall’avvio relativamente tardivo del ciclo di rialzo dei tassi nel 2022.
Qual è la situazione rispetto alla rivoluzione dell’IA?
L’Europa dispone inoltre di molti titoli HALO (Heavy Assets, Low Obsolescence), come le società di servizi pubblici e di telecomunicazioni, che sono alla base di gran parte delle infrastrutture critiche della regione.
Nel complesso, ciò suggerisce che l’area potrebbe essere meno vulnerabile alla distruzione di posti di lavoro su larga scala che l’IA potrebbe causare nel breve termine. Sebbene l’eventuale impatto macroeconomico dell’IA sia difficile da valutare, l’Europa ha ora una chiara opportunità di aumentare la propria produttività2 e di mitigare, in parte, i danni che un conflitto potenzialmente di lunga durata in Medio Oriente potrebbe causare.
Implicazioni per gli investitori
A nostro avviso, sussiste il rischio che le banche centrali europee debbano aumentare i tassi più di quanto previsto dai mercati, il che potrebbe essere una fonte di instabilità a breve termine. Ci attendiamo inoltre una crescente attenzione alla sostenibilità del debito, in considerazione dell’aumento dei costi del servizio del debito e del probabile sostegno fiscale a favore di consumatori e imprese. Stiamo inoltre monitorando con attenzione qualsiasi rischio politico che possa far deragliare lo slancio riformista dell’Europa.
Nel medio termine, prevediamo che proseguirà la rotazione del mercato europeo dai titoli internazionali growth di grandi dimensioni ai titoli value nazionali, comprese le banche e le azioni small e mid cap, ma potrebbero verificarsi contrazioni a breve termine, poiché i prezzi degli asset non riflettono ancora pienamente il peggioramento delle prospettive economiche. Intravediamo opportunità a breve termine in settori come i servizi di pubblica utilità, le energie rinnovabili e altri tipi di infrastrutture legate all’aumento della sicurezza energetica e alla digitalizzazione.

