La storica maison dei diamanti è vicina a un cambio di proprietà. Mentre Anglo American accelera la cessione di De Beers, il settore punta a rilanciare i diamanti naturali dopo anni di crisi.
Ma il vero interrogativo è un altro: le pietre preziose possono tornare a rappresentare un investimento di valore?
Per oltre 130 anni De Beers ha dominato il mercato mondiale dei diamanti, trasformando una pietra preziosa in un simbolo universale di lusso, esclusività e valore. Oggi, però, il gruppo britannico-sudafricano si prepara a vivere la più grande svolta della sua storia.
La capogruppo Anglo American, impegnata in una profonda riorganizzazione strategica, è infatti vicina alla vendita dell’85% di De Beers. Secondo il CEO Al Cook, l’operazione potrebbe essere conclusa “nel giro di settimane, non di mesi”, segno che il processo di dismissione è ormai entrato nella fase finale.
Perché Anglo American vende De Beers
La decisione non nasce da una crisi aziendale isolata, ma da un cambio di paradigma nell’industria mineraria.
Negli ultimi anni Anglo American ha deciso di concentrare gli investimenti sui cosiddetti “future-enabling metals”, in particolare il rame, materia prima strategica per la transizione energetica, le reti elettriche, i data center e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
I diamanti, invece, sono diventati un business meno redditizio e più volatile.
Il valore contabile di De Beers è stato ridotto più volte negli ultimi anni e i ricavi sono diminuiti sensibilmente: dalle vendite di circa 6,6 miliardi di dollari nel 2022 si è passati a circa 3,5 miliardi nel 2025, riflesso di una domanda globale molto più debole.
La crisi dei diamanti naturali
Il mercato sta attraversando una trasformazione strutturale.
Secondo diversi analisti del settore, tre fattori stanno comprimendo la domanda:
- il rallentamento economico della Cina, tradizionalmente uno dei principali mercati mondiali del lusso;
- la contrazione dei consumi nel comparto jewellery dopo il boom post-pandemia;
- la rapida diffusione dei diamanti coltivati in laboratorio (lab-grown diamonds).
Questi ultimi hanno rivoluzionato il mercato. Se pochi anni fa il differenziale di prezzo rispetto ai diamanti naturali era limitato, oggi una pietra sintetica può costare fino al 90% in meno, rendendo sempre più difficile per il settore tradizionale giustificare il premio di prezzo delle gemme estratte dalle miniere.
La conseguenza è stata una forte pressione sui prezzi dei diamanti grezzi, che secondo il Financial Times risultano inferiori di circa il 50% rispetto ai massimi registrati nel 2022.
Il settore scommette sulla scarsità
Paradossalmente, proprio questa fase di debolezza potrebbe rappresentare il punto di partenza di una nuova stagione.
Molte miniere storiche stanno progressivamente esaurendo la propria capacità produttiva e le nuove grandi scoperte sono sempre più rare. Parallelamente, De Beers e l’intera filiera stanno investendo in campagne di marketing per differenziare in modo netto il diamante naturale da quello sintetico, puntando sui concetti di rarità, origine certificata e valore emozionale.
L’obiettivo è ricostruire il premio di prezzo delle pietre naturali, facendo leva su una caratteristica che nessun laboratorio può replicare: la scarsità geologica.
I diamanti sono davvero un investimento?
È una domanda che torna ciclicamente nei periodi di volatilità dei mercati.
A differenza dell’oro, i diamanti non rappresentano un asset finanziario standardizzato. Non esiste un prezzo unico di riferimento e il valore dipende da variabili come purezza, colore, taglio, caratura, certificazione internazionale e liquidità del mercato.
Per questo motivo la maggior parte dei consulenti patrimoniali considera i diamanti un bene da collezione o di diversificazione patrimoniale, piuttosto che un classico bene rifugio.
Tuttavia, il possibile riassetto di De Beers potrebbe favorire un maggiore equilibrio tra domanda e offerta, soprattutto nel segmento delle pietre naturali di alta qualità, storicamente più resilienti alle fasi di crisi.
Un settore da oltre 80 miliardi di dollari
Secondo il Global Diamond Report realizzato da Bain & Company e dal Natural Diamond Council, il mercato mondiale dei diamanti naturali continua a rappresentare una filiera dal valore di oltre 80 miliardi di dollari, pur attraversando una fase di normalizzazione dopo gli eccessi registrati nel periodo post-pandemico.
Gli analisti ritengono che il futuro del comparto dipenderà soprattutto dalla capacità di distinguere il diamante naturale come prodotto premium rispetto all’offerta sintetica, puntando su tracciabilità, sostenibilità e certificazione dell’origine.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
La vendita di De Beers sarà molto più di un semplice cambio di proprietà.
Segnerà la fine dell’epoca in cui un unico operatore influenzava gran parte del mercato mondiale dei diamanti e aprirà una nuova fase, nella quale il valore delle pietre naturali sarà determinato sempre più dalla loro effettiva rarità e meno dalle dinamiche di controllo dell’offerta.


