La decisione di sospendere per due anni la produzione nella miniera di Venetia, in Sudafrica, è molto più di una semplice misura di contenimento dei costi. È il simbolo di un cambiamento epocale che sta travolgendo il mercato mondiale dei diamanti.
Per oltre un secolo De Beers è stata sinonimo di diamante. L’azienda che ha costruito il mito del celebre slogan “A Diamond is Forever” oggi si trova però ad affrontare una delle fasi più difficili della sua storia.
La società ha annunciato la sospensione della produzione nella miniera di Venetia, il più importante sito estrattivo del gruppo e il maggiore produttore di diamanti del Sudafrica, per un periodo di due anni. La decisione è stata motivata dal protrarsi della debolezza del mercato e dalla necessità di ridurre i costi operativi, pur mantenendo gli investimenti necessari per garantire il futuro della miniera. Secondo la stessa De Beers, il progetto sotterraneo proseguirà con un nuovo calendario, in attesa di condizioni di mercato più favorevoli.
Ma la notizia racconta una storia molto più ampia.
Il mercato dei diamanti non è più quello di una volta
Negli ultimi tre anni il settore dei diamanti naturali ha subito una pressione senza precedenti.
A pesare sono diversi fattori:
- il rallentamento economico della Cina, tradizionalmente uno dei principali mercati del lusso;
- la crescita dei diamanti creati in laboratorio, soprattutto negli Stati Uniti;
- l’aumento delle scorte lungo tutta la filiera;
- una generale prudenza dei consumatori verso gli acquisti di beni di lusso.
Secondo il Financial Times, il prezzo dei diamanti grezzi è diminuito di circa il 50% rispetto ai picchi del 2022, costringendo De Beers a rivedere radicalmente la propria strategia. La società ha già eliminato oltre 100 milioni di dollari di costi fissi e ora compie uno dei passi più drastici della sua storia recente.
Una miniera che vale il 40% della produzione sudafricana
La scelta è ancora più significativa se si considera il peso di Venetia.
La miniera rappresenta circa il 10% della produzione mondiale di De Beers e quasi il 40% dell’intera produzione di diamanti del Sudafrica. Migliaia di lavoratori sono direttamente o indirettamente coinvolti nell’attività del sito, rendendo la decisione un tema non solo industriale ma anche sociale.
Nonostante la sospensione della produzione, De Beers ha precisato che continueranno gli investimenti nelle infrastrutture sotterranee per preparare una futura ripresa quando il mercato mostrerà segnali di miglioramento.
Anche Anglo American vuole voltare pagina
La crisi dei diamanti arriva in un momento delicato anche per Anglo American, proprietaria di De Beers.
Il colosso minerario sta infatti cercando di vendere la storica maison dei diamanti nell’ambito della propria strategia di concentrazione sul rame, considerato uno dei metalli chiave della transizione energetica.
Negli ultimi anni Anglo American ha svalutato più volte il valore di De Beers, segnale evidente delle difficoltà del settore e delle aspettative ridimensionate sul futuro del business dei diamanti naturali.
È davvero la fine dei diamanti naturali?
Probabilmente no.
Il segmento dell’alta gioielleria continua infatti a mostrare una domanda relativamente stabile per le pietre di qualità superiore, mentre le maggiori difficoltà riguardano i diamanti commerciali di fascia media, oggi sempre più esposti alla concorrenza delle gemme sintetiche.
Lo stesso amministratore delegato di De Beers, Al Cook, ha dichiarato di vedere segnali incoraggianti nella domanda americana per i diamanti di qualità più elevata, pur riconoscendo che il mercato resta difficile.
Un cambio di paradigma
La sospensione di Venetia non è semplicemente una notizia industriale.
È il segnale che il settore dei diamanti naturali sta vivendo una trasformazione che fino a pochi anni fa sembrava impensabile.
Fonti: De Beers Group, Financial Times, Reuters, Rapaport, Luxury Tribune.

