Attualmente all’interno del sistema si registrano due flussi strutturali di capitali. Yves Bonzon, Group Chief Investment Officer di Julius Baer

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Il primo parte dai bilanci dei governi del G71 e si dirige verso i propri cittadini attraverso misure di sostegno e ridistribuzione rivolte alle famiglie a basso e medio reddito. Di conseguenza, nonostante un regime di crescita del PIL nominale più elevato, i bilanci di questi go verni continuano a deteriorarsi. Tuttavia, nel contesto di una corsa geopolitica verso l’autonomia strategica, il do minio fiscale rende estremamente bassa la probabilità di una recessione. Immaginiamo che gli Stati Uniti attraversino una recessione di 18 mesi: perderebbero il loro attuale vantaggio sulla Cina nella corsa all’IAG. Questo flusso di capitale è destinato a rafforzarsi ulteriormente, e solo un miracolo in termini di produttività potrebbe invertire la traiettoria negativa delle finanze pubbliche occidentali.

Il risultato è una tendenza a lungo termine verso il deprezzamento delle valute in questione, e non nutriamo alcuna preferenza marcata tra di esse. Solo lo yen giapponese ap pare chiaramente sottovalutato, ma il catalizzatore per una normalizzazione non è ancora presente, con la Banca del Giappone che rimane deliberatamente in ritardo ri spetto all’andamento del mercato, nonostante le pressioni inflazionistiche e salariali che il Paese deve affrontare. Inoltre, l’emissione di debito pubblico rimane abbondante e preferiamo stare alla larga dalle curve dei rendimenti dei titoli di Stato del G7 nei nostri portafogli multi-asset (ad eccezione di una piccola allocazione in titoli del Tesoro USA a breve scadenza nei portafogli in USD).

La nostra allocazione nel reddito fisso è quindi concentrata sulle obbligazioni societarie di alta qualità dove, sebbene gli spread creditizi siano storicamente ridotti, i livelli di rendi mento assoluti rimangono interessanti. Siamo inoltre molto fiduciosi nella posizione che abbiamo aperto all’ini zio dell’anno nel debito dei mercati emergenti denominato in valute locali. Questa classe di attivi ci consente di cogliere l’apprezzamento strutturale delle valute dei mercati emergenti rispetto a quelle delle economie del G7. A seconda del gestore del fondo e delle sue scelte di investi mento all’interno di questo universo, i rendimenti nominali oscillano tra il 6% e l’8%; gli investitori sono quindi ben ricompensati per la loro pazienza.

Il secondo flusso di capitale strutturale è quello generato dagli hyperscaler statunitensi che stanno realizzando le infrastrutture necessarie per l’implementazione su larga scala dell’intelligenza artificiale

I flussi di cassa generati internamente da questo gruppo di aziende, che un tempo rendevano unici i titoli dei Magnifici 7»2 e sostenevano la natura eccezionale del mercato statunitense rispetto a tutti gli altri, vengono ora assorbiti dalla costruzione di data center su una scala senza precedenti nella storia. Dal 2023, questi colossi del mercato azionario sono passati con notevole rapidità da modelli di business relativamente «asset-light» a modelli ad alta intensità di capitale. Come accennato in precedenza, nessuno può affermare con una probabilità significativamente superiore al 50% se questi investimenti si riveleranno alla fine redditizi. Per il momento, il mercato azionario statunitense rappresenta un’esposizione concentrata all’IA.

Al momento della stesura del presente documento, riteniamo che gli investitori debbano continuare a privilegiare i beneficiari di questa ondata di investimenti – circa 50 società incluse nell’indice S&P 500. Tuttavia, a differenza del primo flusso di capitali descritto sopra, questa tendenza potrebbe invertirsi in qualsiasi momento. Vale quindi la pena diversificare i portafogli includendo settori che presentano la minore correlazione con il tema dell’IA, come la sanità e le assicura zioni. In definitiva, ci troviamo nel bel mezzo di un superciclo di innovazione ed è difficile, se non impossibile, coglierne il potenziale in modo efficace e con un livello di rischio accettabile attraverso investimenti diretti in singoli titoli. Gli investitori potrebbero quindi trarre vantaggio dall’aumentare il numero di posizioni all’interno dei propri portafogli azionari e, ove opportuno, avvalersi di fondi e fondi negoziati in borsa (ETF).